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Antonio Conte ha alzato la voce, ancora una volta. Stavolta non ha strigliato i suoi giocatori, com'era avvenuto dopo la sconfitta interna contro il Bologna - ma il pareggio subito nei minuti finali contro l'Hellas Verona è stato il pretesto per ribadire alla società e a tutto il mondo Inter che lui non è venuto a Milano per fare la comparsa e continuare a guardare gli altri, la Juve, vincere. Il 2020 pieno di contraddizioni della formazione nerazzurra e le tante occasioni sprecate anche nelle partite disputate dopo la ripresa - il pari interno col Sassuolo e l'eliminazione dalla semifinale di Coppa Italia completano il quadro - ha rafforzato la convinzione di Conte che il deficit di qualità e di mentalità rispetto a chi è abituato a dominare da anni in Italia non sia stato ancora colmato.

"A fine stagione faremo delle considerazioni, se c'è qualcosa da dire lo dirò al club e il club farà delle valutazioni sul mio lavoro. A tutti piacerebbe vincere, ma bisogna capire quanto siamo vicini o lontani dal farlo. Uno la può pensare in un modo, qualcun altro in maniera diversa", ha dichiarato ieri sera l'allenatore salentino, facendo riferimento ad una campagna di rafforzamento già iniziata con l'arrivo di Achraf Hakimi dal Real Madrid e che proseguirà nelle prossime settimane con la richiesta di un nuovo difensore centrale se uscirà Godin, di un esterno mancino (Emerson Palmieri resta in pole position), di due centrocampisti (Tonali è il preferito, ma Conte vuole anche un nome di maggiore esperienza) e 1/2 attaccanti, a seconda della permanenza o meno di Lautaro Martinez e Alexis Sanchez. Conte ha sposato in questa stagione la politica del club di iniziare il processo di rinnovamento della squadra attraverso l'immissione di giocatori giovani e possibilmente italiani (Bastoni, Sensi e Barella) al fianco di profili con un curriculum più ricco, come Godin, Eriksen, Lukaku e Sanchez. Ma ora chiede di più.
HA SPACCATO L'INTER - La Juve, pur con le incertezze manifestate nel corso della stagione, ha ampiamente dimostrato nel doppio scontro diretto e nell'arco dell'intera stagione di essere ancora molto distante. Questione di testa, di personalità, quella che non ti fa staccare psicologicamente quando inconsciamente si ritiene di aver mancato il grande obiettivo - lo scudetto - come sembra essere accaduto invece nell'Inter delle ultime uscite. Ma anche e soprattutto di qualità degli interpreti: Conte chiede un salto di qualità a tutti, anche alla proprietà, per continuare a pensare in grande e dare nuovo slancio al progetto di riportare in alto i nerazzurri. Il modo con cui l'ha ricordato ha "spaccato", ha diviso - come è nella natura del personaggio - e ha sollevato più di qualche critica da parte chi si aspettava un impatto diverso da parte di Conte e che si trova invece a confrontarsi con una classifica non troppo lontana da quella del suo predecessore Spalletti. Nonostante i circa 150 milioni di euro investiti nella scorsa estate.