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Ha il naso lungo la sconfitta della Lazio nella prima trasferta scozzese della sua storia ultracentenaria, bugiarda perché stavolta Inzaghi non meritava di pareggiare, meritava di vincere. Due gol che pesano non poco sulla coscienza di Strakosha e due straordinarie prodezze del suo collega biancoverde hanno determinato un risultato che capovolge i meriti acquisti sul campo. Certo, pesano anche due errori gravi di Correa e di Immobile, incapaci di mettere in rete due palloni d'oro, ma ai punti la Lazio avrebbe vinto con altissimo margine. Per ora la classifica condanna la Lazio al terzo posto, però le due prime dovranno far visita all'Olimpico e l’unica trasferta sarà sul campo di un Rennes prevedibilmente fuori dai giochi. C'è tempo per rimediare. E la squadra vista questa sera può sicuramente farlo. Non ha faticato a prendere le misure di un avversario apparso meno graffiante di quanto si temeva. L'assalto scozzese c'è stato nel primo quarto d'ora, ma neanche tanto battente, il tempo per organizzarsi e far valere la migliore qualità.

Attorno al perno Leiva, che McGregor non è mai riuscito a infastidire, Milinkovic e Parolo hanno preso il comando del centrocampo rischiando pochissimo, solo due tiri da lontano di McGregor e Christie (quello dell "me ne vado se sento buuu razzisti", migliore dei suoi al 12° gol stagionale). La corsia di destra funzionava molto bene con Lazzari, vivacissimo, meno quella di sinistra dove Jony si intestardiva in dribbling sempre perdenti infischiandosene come di consueto della fase difensiva. Saggiamente dal suo lato Inzaghi aveva spostato Acerbi, impenetrabile, così come Bastos teneva a freno senza affanni il marocchino-norvegese dal palleggio più complicato del suo nome. Elyounoussi. Vavro, al centro, pur lasciando qualche spazio di troppo al gioiello Edouard (cercato dalla Lazio la scorsa estate, ventunenne promettente), tutto sommato se la cavava meglio di quando ha giocato da esterno destro. Correa e soprattutto Caicedo mettevano in allarme la difesa del Celtic, slada nel centrale Jullien ma non altrettanto nei suoi tre compagni della linea a quattro. Ballava soprattutto Bolingoli, regolarmente superato da Lazzari. A sei minuti dal riposo sentiva soltanto il vento dell'ex spallino, che volava a chiudere una preziosa trama Milinkovic-Caicedo-Correa e incrociando di collo destro faceva secco Forster.

Ancora più prepotente la ripresa laziale. Dice: ma come, e la rimonta scozzese? Difficile, per chi non ha visto la partita, immaginare che la Lazio ha preso due gol ma poteva farne almeno quattro e che ha comandato il gioco dall'inizio alla fine. Il primo dei due gol due minuti dopo il palo di Correa, che imbeccato da Milinkovic ha fatto tutto bene fino a giungere a tu per tu col portiere senza il giusto tocco finale che avrebbe chiuso i giochi. Due gol da polli. Il primo: inserimento a sinistra di Edouard sul quale Parolo poteva chiudere, palla a Christie solitario sul dischetto, tiro neanche fortissimo e centrale passato sopra i guantoni del portiere. Il secondo all'88': angolo, testa di Jullien più in alto di tutti e 40.000 in delirio. Ma fra l'uno e l'altro gol, solo Lazio e solo due protagonisti: il piccolo capitano Brown, 34 anni, immolatosi su una conclusione di Milinkovic, e soprattutto il portierone Fraser Forster, inglese trentunenne, muro su Parolo innescato da Lazzari a due metri dalla porta; quando quattro minuti dopo ha visto Immobile col pallone senza intermediari, deve aver fatto il segno della croce e il suo santo lo ha ascoltato perché Ciro ha sballato un gol facile facile. Forster si è superato all'ultimo dei cinque minuti di recupero volando all'incrocio dei pali per respingere una bordata di Cataldi da 25 metri.

E così la Lazio ha preso atto di aver perso una partita, onestamente non era facile, bisognava stropicciarsi gli occhi. E il glorioso stadio dei celtici ha intonato altrettanto incredulo "You'll never walk alone", l'inno scippato al Liverpool che per 10 anni ha suonato nelle orecchie di Lucas Leiva, e il tifo scozzese ha rinverdito i sogni degli anni 60, quando lo squadrone di Johnston e McNeill vinceva il primo triplete della storia battendo l'Inter di Herrera in una storica finale di Coppa dei Campioni. Mesta l'uscita dal campo, di giocatori e tifosi biancoazzurri. Questi ultimi non hanno dato segni scellerati sulle tribune, ma per le strade del centro di Glasgow una loro stupida frazione è sfilata col braccio destro alzato del saluto nazista. Mi aspetto che gli altri, quelli sani, prima o poi riescano ad escluderli prima che il nome della società venga infangato ancora.

IL TABELLINO

Celtic-Lazio 2-1 (primo tempo 0-1)


Marcatori: 40' pt Lazzari (L), 21' st Christie (C), 44 st Jullien (C)

Assist: 40' pt Correa (L), 21' st Edouard (C), 44' st Christie (C)

Celtic (4-3-3): Forster; Elhamed (38' st Bitton), Jullien, Ajer, Bolingoli-Mbombo (40 st Hayes); Forrest, Brown, McGregor; Christie, Elyounoussi (20' st Rogic), Edouard. All. Lennon.

Lazio (3-5-2): Strakosha; Bastos, Vavro, Acerbi; Lazzari, Parolo, Leiva, Milinkovic, Jony (23 st Lulic); Correa (28' st Immobile), Caicedo (40' st Cataldi). All. Inzaghi.

Arbitro: Ivan Bebek (CRO)

Ammoniti: 13' st Elyounoussi (C), 32' st Bastos (L), 32' st Jullien (C), 43' st Cataldi (L), 49' st Ajer (C)