La Juventus torna in testa al campionato femminile di serie A. Lo fa battendo in maniera netta e convincente il Milan (2-0) che resta terzo, però a meno cinque dalle bianconere e a meno quattro dalla Fiorentina. Lo scudetto si deciderà probabilmente nello scontro diretto (ci sarà Juventus-Fiorentina) visto che alla ripresa del campionato, il 17 marzo, mancheranno solo cinque giornate alla fine. 

Il Milan, che ha giocato un buon primo tempo, paga il crollo nella ripresa di alcune sue giocatrici (Alborghetti, Bergamaschi, Giugliano, Sabatino) e una panchina che più corta non potrebbe essere. Basti pensare che Carolina Morace ha potuto fare un solo cambio (Carissimi per Bergamaschi), mentre dalla parte opposta Rita Guarino si permette, evidentemente a ragione, di rinunciare a Caruso, titolarissima ovunque.
Probabilmente la seconda sconfitta stagionale costerà al Milan la partecipazione alla prossima Champions League, ma deve essere chiaro che il il club rossonero dal Brescia ha acquisito il titolo, non tutte le giocatrici. Scegliere Carolina Morace come allenatrice significa aver nascosto con un grande nome il deficit strutturale della rosa. Le ragazze di Carolina sono state in testa per quasi tutta la prima parte della stagione, hanno battuto sia la Fiorentina che la Juve in casa propria, ma hanno perso punti preziosi pareggiando con le squadre meno forti e meno temibili. Adesso resta la Coppa Italia nella quale, assai probabilmente, la prima semifinale sarà proprio Juve-Milan, una sorta di sfida infinita. Si ripartirà da 1-1, ma l’ultimo successo delle bianconere è decisivo almeno perchè esclude il Milan dalla lotta per lo scudetto.

Ha deciso Barbara Bonansea con due gol nella ripresa, esattamente all’inizio (54’) e alla fine (86’). Ha segnato di destro, il suo piede forte, ma in maniera diversa. Nel primo caso ha intercettato di testa un passaggio di Alborghetti e attaccato la profondità sull’assit di Girelli. Nel secondo è entrata in area da sinistra e, pur fronteggiata da un’avversaria, le ha rubato il tempo chiudendo sul primo palo. Se a questo aggiungiamo una splendida girata al volo con cui ha colpito l’incrocio dei pali, è naturale ritenere Bonansea la migliore in campo in senso assoluto.

Dietro di lei Maria Korenciova, portiere del Milan e della Nazionale slovacca. Se la Juventus non è passata prima il merito è esclusivamente suo. Nel primo tempo, al 21’ e al 31’, si è esibita in due parate formidabili su conclusioni di Eni Aluko, l’attaccante nigeriana naturalizzata britannica, che ha cercato il gol in tutte le maniere.  Fermata dal palo interno dopo 17 secondi, Aluko ci ha provato da dentro l’area del portiere a destra e da dentro l’area grande a sinistra. In entrambi i casi Korenciova si è superata, mettendo in angolo. E’ chiaro che con un fatturato di due gol, due legni e almeno un altro paio di situazioni pericolose (sempre la Korenciova a sventare), la legittimità della vittoria della Juve non sia da mettere in discussione. 
Il Milan avrebbe dovuto capitalizzare al meglio nel primo tempo i tiri in porta di Giugliano e di Taisa, un cross basso di Tucceri che ha attraversato l’intera area senza che Bergamaschi, appostata sul secondo palo, riuscisse a deviare, un altro tiro di Giacinti sul quale Bacic si è allungata, deviando.

Poi una serie di occasioni nel quale è mancato sempre l’ultimo passaggio o l’appoggio alla compagna meglio piazzata.

Comunque è stata una bella partita, disputata al Silvio Piola di Vercelli, davanti a più di duemila persone. L’orario (le 12.30) favorisce di più la visione tv, ma il séguito delle maggiori squadre di calcio femminile batte, e di gran lunga, il pubblico di addetti ai lavori delle Primavera maschile, altro campionato seguitissimo.

Adesso la A si ferma per gli impegni della Nazionale (parteciperà alla Cyprus Cup) poi, da metà marzo, riprende la lotta al vertice e in coda. Non è il campionato più bello di sempre, come dicono i banditori di Sky, ma di certo è appassionante. Perchè il livello del gioco è cresciuto e l’identità con i grandi club regala, per il fatto stesso di indossare una maglia riconosciuta, un bacino di tifosi fedeli.