74
Aveva 14 anni e, spesso, fame. A Bakoteh, Gambia, è un problema di molti. Ha abbracciato la mamma, il fratello e le due sorelline, ha voltato loro le spalle e non ha più guardato indietro: non voleva che lo vedessero piangere. E’ salito su un bus, era stracolmo e scomodo. Ma non si è lamentato: se questo è il prezzo da pagare per avere una vita migliore, e per darne una dignitosa alla mia famiglia, sono pronto.

Oggi a Bakoteh è un giorno di gioia e di orgoglio: Ebrima Darboe, da poco maggiorenne, va in panchina con la maglia della Roma nella partita contro il Milan. Sono passati quattro anni dal giorno in cui ha lasciato l’Africa per dare alla sua famiglia quello che il papà, morto quando lui era bambino, non poteva più garantire: un futuro. In mezzo, tra allora e adesso, c’è una storia incredibile. Una favola.

Su quel bus Ebrima è arrivato fino in Libia, e lì si è fermato. Toccare quella terra è facile, abbandonarla per sbarcare in Europa - il mondo dei sogni - molto meno. Sappiamo quali sono le crudeltà che subiscono i migranti: violenze, stupri, omicidi. Lui ha visto tanto e tanto ha temuto. Un suo caro amico è stato arrestato più volte dalle autorità libiche. Finalmente è riuscito a salire su un barcone, destinazione Italia: sembra un traguardo, comincia un altro terribile rischio.

Ebrima Darboe ce l’ha fatta: è arrivato vivo in Sicilia. E’ finito in un centro di accoglienza del Sud, quindi è stato trasferito in una casa famiglia di Rieti: situazione difficile, eppure a lui sembrava un hotel a cinque stelle. Pesava 50 chili, poco più, benché sia alto un metro e ottanta. Lì ha incrociato il calcio.

Un osservatore ha avuto un’imbeccata da un amico: guarda un po’ come ti sembra questo ragazzo. Lo hanno buttato in campo in una strana partita, giocavano ragazzi e ragazze, eppure ha intravisto in lui le doti del giocatore d’alto livello. Il talent scout ci ha creduto, lo ha portato alla Roma, è scoccata la scintilla. Dopo un quarto d’ora di provino, i tecnici giallorossi lo hanno fermato: basta, ti prendiamo.

Il resto è storia recente, di calcio ma anche di umanità. La Roma lo ha accudito e cresciuto con affetto. Per un anno e mezzo è rimasto dentro il centro sportivo di Trigoria senza poter giocare, il tesseramento di un ragazzo con quel passato è complicatissimo anziché agevolato. Gli hanno fatto prendere la licenza media, lo hanno iscritto al liceo sportivo: pare sia un bravo studente. Poi, finalmente, ha potuto cominciare a giocare con la Primavera di Alberto De Rossi. E’ un mediano fisico ma anche tecnico, destro di piede però sa usare anche il mancino, e adesso si avvicina ai 70 chili.

Quando ha compiuto diciotto anni ha firmato il primo contratto da professionista, l’accordo tra la Roma e il suo procuratore Giorgio Ghirardi è stato immediato: guadagna 50 mila euro lordi a stagione, 30 mila netti, e lo farà per i prossimi quattro anni. Manda buona parte dei suoi guadagni alla mamma, a Bakoteh. Ora che Fonseca ha perso tutti quei centrocampisti per infortunio, ha deciso di convocarlo per la partita con il Milan: in allenamento ha dimostrato di essere pronto.

E’ una favola lieta, ma non è ancora finita.

@steagresti