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Se vede la porta calcia. E spesso la prende. Al nono tentativo da quando è all’Inter Eriksen fa gol, il primo da nerazzurro, l’ennesimo in Europa, dove fa valere la sua classe e la sua esperienza. Accontentati tutti, tifosi e critici, Conte offre finalmente al danese una maglia da titolare e lui non tradisce le aspettative. Avvio soft, poca corsa ma passaggi brillanti. Inizia così la partita di Eriksen in Bulgaria, con giocate abbaglianti che nascono improvvise da coni d’ombra. Ambientamento tattico, tocchi essenziali, la consapevolezza di un campione che non ha bisogno di strafare perché sa quanto vale e sa che quel valore sta per emergere.
SISTEMA ANTI CRISI - Il secondo tempo è all’insegna di ritmo e continuità. Eriksen riesce a farsi vedere di più sia tra le linee sia sulle corsie laterali del campo, quando Conte lo lascia libero di spaziare. Palla sul sinistro, tiro e miracolo del portiere. Palla sul destro, tiro e gol. Palla ancora sul mancino, tiro e traversa. Mani nei capelli, bagliori commoventi vista la penuria tecnica cui l’inter è stata abituata negli ultimi anni. Bravo Eriksen e bravo anche Conte, che anche contro il Ludogorets (a partita in corso) prova la difesa a quattro con D’Ambrosio, Godin, Ranocchia e Biraghi. Davanti a loro un centrocampo a rombo con Borja Valero vertice basso ed Eriksen vertice alto dietro le due punte. Un sistema che rende il danese più libero e che certifica come Conte stia valutando anche altri sistemi alternativi al 3-5-2. Eriksen segna, l’Inter si trasforma, Conte muta. Ad Appiano è tutto fluido, ci voleva per smuovere qualcosa, visto che gli avversari iniziano a prendere le misure.