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Trent’anni con cose da Cir(c)o. Questa sera festa grande a Palazzo Brancaccio, stile anni Trenta (non a caso), smoking e paillettes, calottine e piume di struzzo. Per festeggiare il suo compleanno il Grande Ciro ha scelto di imitare il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald. Chissà se Lotito ballerà il charleston. Strana coppia lui e Jessica, da prima pagina sia su “Famiglia cristiana” che su “Chi”, buona per sia per Caressa che per Maria De Filippi. Impazzano sui social ma cenano con i tifosi, su Instagram viaggiano foto in costume su spiagge da sogno e in camera da letto con i tre bambini. 

Personaggio cult, oramai, per i laziali di Roma, dove si è fermato dall’estate del 2016 dopo aver fatto la trottola per più di dieci anni. Lo hanno incoronato come han fatto per pochi: Chinaglia, Giordano, Signori. Bomber di razza. Lui li ha superati o sta per superarli tutti. E’ a 7 gol da Long John, il più amato e celebrato, prossimo al sorpasso. Altri 10 e abbatte il record di Gonzalo Higuain che quattro anni fa ne mise a segno 36. Nessuno negli ultimi dieci anni ha segnato quanto lui in serie A. E’ stato capocannoniere in serie B e due volte in serie A con due maglie diverse (Torino e Lazio) come soltanto Ibrahimovic e Toni. Con la Lazio, in tre anni e mezzo, ne ha sommati 93 più 22 assist, vincendo una Coppa Italia e due Supercoppe e oggi la sta guidando ad annusare il profumo dello scudetto. Nelle ultime due stagioni, meglio una e mezza, ha segnato quanto Ronaldo (41 gol).
Mi domando come mai Ronaldo, più vecchio di cinque anni, viene valutato (Transfermarket) 30 milioni di più, 75/120 contro 45/50. Come mai l’Highest market value di Immobile, leader della Scarpa d’Oro,  è inferiore a quello dei più apprezzati goleador europei, rispetto a lui più avanti nell’età: da Lewandoski (31 anni) a Cavani (33), da Aguero (31) a Benzema (32) fino al coetaneo Aubameyang. Forse perché tutti questi che ho citato appartengono a club di primissima fila, hanno alti profili, vetrine luccicanti. Il profilo di Ciro è assai low, basso, volontariamente low. E’ figlio di una modesta famiglia di Torre Annunziata, a 17 anni era già un emigrante a Torino. La Juve se lo lasciò scappare, Zerman lo raccolse e ne fece un campioncino, capocannoniere con 28 gol e promozione con il Pescara delle meraviglie, grazie anche ai cioccolatini forniti a piene mani da Insigne e Verratti. Pareva il primo passo di una super carriera tutta d’un fiato, ma il fiato si mozzò sul più bello. Nella breve parentesi genoana gli affibbiarono il poco nobile epiteto di Ignobile. L’altalena gli diede il titolo di capocannoniere nel Torino di Ventura che lo impose anche in Nazionale. 

A Dortmund una nuova ricaduta, ma quel Borussia del dopo Lewandoski era una squadra slabbrata che rischiò la retrocessione. Neanche Siviglia lo aiutò a rialzare la testa. Eccolo, Ciro, sul mercatino delle occasioni. Il Napoli ci pensò troppo a lungo, Inzaghi fiutò il dopo-Klose e Tare partì in tromba: affare fatto per 11 milioni.  Il resto è storia nota. Una grandinata di gol, Lazio lassù in un’allegra gita. Immobile è il simbolo della leggerezza d’animo della squadra. Semplici, compatti, divertiti, amici, complici, grati. Ciro dice: “Luis Alberto mi conosce meglio di mia moglie”. Con gli Europei alle porte, al Grande Gatsby del calcio italiano giungano gli auguri di tutti gli amanti del pallone. E del low profile dei suoi attori, quelli con pochi tatuaggi e tanta voglia di stupire.