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Ok, non siamo in un buon momento. La sconfitta assurda contro il Bologna e il pareggio a Verona hanno definitivamente ucciso i sogni scudetto di Conte più che dell’Inter e hanno ovviamente, come sempre succede ad Appiano, una serie infinita (è assolutamente fuori misura) di processi. 
Attorno all'Inter l’attenzione dei media è sempre storicamente altissima e ipercritica. I nerazzurri appena cadono fanno rumore, quel rumore che Mourinho diceva ai nemici piacere tanto. I nemici, a volte, si trovano anche all'interno, i primi critici furenti siamo proprio noi interisti. 

Passiamo oltre. La squadra di Conte non sarebbe dovuta cadere contro il Bologna e a Verona avrebbe dovuto imparare dai tanti errori passati. Nulla di tutto questo è successo, le conseguenze sono state pesanti per tutto l’ambiente. Il palco della famosissima e sempre ben replicata “crisi Inter” si è aperto lasciando spazio a tanti piccoli drammi. Si comincia con il possibile addio di Conte, la crisi di Skriniar e Brozovic, l’inutilità di Eriksen, la rabbia di Suning, Marotta che vuole tornare alla Juve e Lautaro che è già del Barcellona. Insomma tutto fa brodo e l’Inter per molti è un brodo molto buono in cui sguazzare e di cui riempirsi lo stomaco. 
Ma bisognerebbe essere un po' più equilibrati. Certo anche Conte potrebbe evitare di buttare benzina sul fuoco in diretta tv ogni volta che si perde una partita: non fa gioco alla squadra, alla società e nemmeno a lui. Ma la squadra è ancora in tempo per rialzarsi e buttarsi nello sconforto e nel malumore può solo fare danno. 
L’Inter si è involuto ma, in realtà, a parte l’Atalanta mi pare che il discorso valga per tutte le squadre. C’è chi gioca bene una partita e quella dopo non sta in piedi. Lo sapevamo sarebbe stato così, ma adesso sembra che tutti se ne siano dimenticati. Stiamo giocando a luglio e le squadre si stancano prima e giocano male, Inter compresa. Ma chissà perché dai nerazzurri ci si aspetta sempre di più a prescindere manco in campo ci fossero Ronaldo il Fenomeno e Matthaus. 

Comunque la preoccupazione c’è e ci deve essere. La testa va cambiata e resettata. La stagione va ancora finita e la qualificazione in Champions non è ancora matematica, ne mancano ancora di punti. Guai, considerata la storia recente interista, pensare che sia già tutto in tasca: non è così. La matematica va guadagnata e non si può pensare di vivere di rendita nelle nostre condizioni. 
Buttare via il lavoro di società e allenatore per l’anno prossimo sarebbe un delitto e un favore alle concorrenti. Ricominciare ancora dal principio sarebbe un suicidio sportivo. L’allenatore vale e molto, la società ha dimostrato di essere di livello altissimo e la base della squadra c’è con Hakimi che bussa alla porta. Evitiamo il fallimento vero, quello di buttare vi tutto di nuovo ricominciando con la solita girandola che non porta mai a nulla.