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Per i nuovi arrivati nel nostro campionato, o per gli esordienti in squadre “di rango” la vita rimane sempre dura. L’accoglienza non è nelle nostre corde. O meglio, quella all’aeroporto risulta sempre festosa, fantasmagorica perché i sogni rendono onnipotente la nostra squadra. Ma troppa aspettativa genera, immediatamente, troppa delusione.

Prendete il caso Lukaku. Atteso come un campione, l’ideale per rimpiazzare il “figliol prodigo Icardi” (Wanda, prona al risentimento, non s’è lasciata sfuggire l’occasione: “Icardi con la Juve ha segnato un sacco di goal”). Voluto da Conte, ha iniziato il campionato discretamente, con una squadra che, fino a domenica, aveva sempre vinto. Col Barcellona non aveva giocato, contro la Juve ha “steccato”, mentre Higuain ha tirato l’acuto. E’ bastato questo per considerarlo un bidone, “un palo”, “un pachiderma” e per gettare nello sconforto i tifosi nerazzurri. Pochi hanno ricordato che la condizione fisica del giocatore non era delle più brillanti, e che, forse dovrebbe giocare a ridosso dell’ area avversaria, non in mezzo al campo. Quasi tutti, poi, si sono scordati che molti campioni acclarati (vedi Platini, Zico ecc.) hanno avuto bisogno di qualche mese prima di esprimersi al meglio nel nostro Campionato. Ma da noi la pazienza latita.

Anche De Ligt, autore di prestazioni altalenanti, è perennemente sotto la lente d’ingrandimento. “E’costato troppo”, “e questo sarebbe un campione?”, “Incerto, sgraziato” sono i commenti più benevoli. Senza accorgersene, anche chi lo vuole difendere commette un mezzo passo falso. “Purtroppo manca Giorgio: a lui e a noi” dicono all’ unisono sia Sarri, sia Bonucci, lasciando intendere che, con Chiellini, De Ligt avrebbe avuto più tempo per inserirsi e la Juve sarebbe stata ben più solida. A  Demiral, dopo un precampionato  in cui è stato osannato, un errore contro il Verona è costato la “damnatio memoriae”, sparendo del tutto dai radar. Forse gli farà bene, perché la voglia di strafare lo aveva un po’ tradito.

Sì, ai giocatori che provengono dall’ estero o esordiscono in squadre “più forti” bisognerebbe concedere un bonus di più mesi. Ai più giovani, ma forse anche a qualche senatore come Godin. E soprattutto bisognerebbe contenere l’aspettativa. Meglio essere considerati “ferri vecchi” come Ribery e LLorente, piuttosto che salvatori della patria, perché il primo sbaglio ti fa precipitare nell’abisso. O quasi.