Per la Lazio il terzo pareggio di fila sa un po' di crisetta, il secondo per il Chievo ha il sapore di una risalita. E' andata peggio per i biancoazzurri, che hanno perduto il quarto posto ed è la seconda volta che non riescono a vincere contro una squadra di fascia medio-bassa (dopo il Sassuolo); il Chievo ha dato seguito al sorprendente pari di Napoli, sfiorando la prima vittoria ma confermando che la cura Di Carlo è quella giusta. Si rammarica Inzaghi, ma senza grandi ragioni. La sua squadra è lontana parente di quella che l'anno scorso faceva stropicciare gli occhi, il primo tempo di Verona - come troppo spesso è capitato nel recente passato - è da calcio parrocchiale. Il Chievo andava a cento all'ora, sempre primo sulla corsa, sulle palle vaganti, nei contrasti. Centrocampo molle e impreciso in Milinkovic e Parolo, timido e preoccupato Badelj, senza i quali fare gioco diventa difficile come per me fare un pullover all'uncinetto. Lulic focoso ma impreciso, Marusic assente. La difesa faceva leva soprattutto su Wallace, impetuoso sin che si vuole ma efficace. Davanti, Immobile pareva avere i piedi esagonali tanto i palloni gli schizzavano via, Correa appariva confuso, non riusciva ad azionare la sua arma migliore, cioè il dribbling.

Di questa figuraccia va dato merito anche al Chievo, squadra di lottatori, gestiti da vecchie volpi dei campi di gioco (se non sbaglio è la squadra più anziana del campionato), in testa a tutti due quarantenni. Il primo dà ragione, anche se da lontano, al recente studio geriatrico che sposta ai 75 anni l'età della vecchiaia: se tanto mi dà tanto, i 39 anni e sette mesi di Sergio Pellissier valgono dieci anni di meno. Però non è così per tutti. Alla sua età, per dirne una, ancora in pochi calcano i terreni di gioco oppure lo fanno quasi per diletto: Salvatore Bruno (ex Napoli, Torino e Sassuolo) tenta gli ultimi gol nel Rezzato in serie D, come Davide Moscardelli (ex Cesena, Chievo e Bologna) nel Pisa. Tenuto in gioco da Radu, Pellissier ha concluso un contropiede da manuale costruito da Obi e Birsa, bruciando sullo scatto sia Acerbi che Wallace, più giovane di 15 anni (una vita!) e scagliando un proiettile imprendibile per Strakosha. Per il resto della partita (durata quasi cento minuti) il "vecchietto" di Aosta ha fatto suonare l'allarme rosso per la difesa di Inzaghi, un paio di volte miracolosamente preceduto proprio da Wallace.

La ripresa ha visto una Lazio più decisa, trasformata dall'orgoglio e dalla correzione con il 4-3-2-1 della precedente disposizione, di cui Inzaghi sta ultimamente abusando. Con due attaccanti davanti (Caicedo boa in area e Immobile svariante), Correa si è acceso inventando trame e occasioni in quantità. L'avesse fatto anche Milinkovic (l'anno scorso autore sullo stesso campo del gol della vittoria all'89'), con gli avversari spremuti da un primo tempo frenetico oltre le loro possibilità, la Lazio avrebbe quasi certamente ribaltato il risultato. A infrangere i propositi dei biancoazzurri è stata una difesa folta e robusta (ottimo Mattia Bani, ventiquattrenne già adocchiato da Di Biagio per una selezione della Nazionale A), un palo clamoroso dove si è infranto uno splendido diagonale di Immobile e di uno straordinario portiere di cui vi dirò più avanti.. Lo stesso centravanti ha realizzato il gol del meritato pareggio dopo 65 minuti e 20 di assedio, concludendo a rete di destro un delizioso triangolo con Correa.

Vivacissima la seconda frazione di gioco, con occasioni da gol di qua e di là, ribaltamenti di gioco, prodezze. Fra queste ultime, segnalo ammirato due paratone di Stefano Sorrentino (entrambe su Immobile), l'altro giovin "matusa", trentanovenne, padre di tre bambine. Proprio nella Lazio Primavera di Mimmo Caso Sorrentino aveva cominciato la sua lunga avventura calcistica giunta all'ultimo capitolo, come egli stesso ha annunciato. Quasi 80 anni in due, Sorrentino e Pellissier hanno suonato la carica e restituito qualche pallida speranza al Chievo di non precipitare per la seconda volta dalla storica promozione in A (2001) nel campionato di B. Fra i migliori di Di Carlo anche i due difensori centrali, De Paoli, Hetemaj e Birsa. L'inconsueto rilievo anagrafico deve ancor più far riflettere Inzaghi che ha smarrito la sua Lazio. L'attesa per la rinascita di Milinkovic e Luis Alberto si sta pericolosamente prolungando, senza le loro invenzioni il modulo con la difesa a tre e il centrocampo a cinque sa di muffa.

IL TABELLINO

Chievo Verona-Lazio 1-1 (primo tempo 1-0)


Marcatori: 25' p.t. Pellissier; 16' s.t. Immobile (L)

Assist: 25' p.t. Birsa; 16' s.t. Immobile 

Chievo (4-3-2-1): Sorrentino; De Paoli, Bani, Rossettini, Barba; Hetemaj, Radovanovic, Obi (dal 28' s.t. Kyine); Birsa (dal 25' s.t. Djordjevic), Meggiorini (dal 15' s.t. Cacciatore); Pellissier. All. Di Carlo.

Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Wallace, Acerbi, Radu (dal 45' p.t. Caicedo); Marusic (dal 10' s.t. Patric), Parolo, Badelj (dal 38' s.t. Berisha),S. Milinkovic-Savic, Lulic; Correa; Immobile. All. S. Inzaghi.

Arbitro: Maresca di Napoli

Ammoniti: 22' De Paoli (CV); 29' Radu (L); 6' s.t. Radovanovic (CV); 15' s.t. Rossettini (CV); 49' s.t. Correa (L), 49' s.t. Cacciatore (CV)