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Cinque bianconeri titolari nell'Italia di Prandelli. Chiellini promuove l'ex milanista: «Ti toglie l'ansia di giocare».
Centrocampo made in Juve: Pirlo & C, un assist a Conte.
Non è la NazioJuve di (tanti) tempi che furono, ma una dose di bianconero così massiccia dal 1º minuto, con Prandelli ct, non s'era mai vista. Quattro più uno, subito dentro. Buffon, Chiellini, Marchisio e Aquilani reduci dal superflop di Del Neri, più Pirlo, appena arrivato dal Milan, da uno scudetto nemmeno tanto suo, considerato che nel 2011 il rossonero ha fatto appena due partite da titolare, in Coppa Italia. Tanta Juve azzurra, tanta voglia di chiudere col sorriso, nel Club Italia, un'annata da buttarsi subito alla spalle.

La vittoria, obiettivo imprescindibile nella notte di Modena, arriva. Facile, netta. Ma anche al Braglia, nell'ultima uscita ufficiale, s'è avuta l'ennesima conferma che questo 2010/2011 non era proprio roba per juventini. Nessun gol con loro firme, intanto. Gioie per Rossi, Cassano, pure per Pazzini appena entrato; soltanto un acuto che resta in gola ad Aquilani, andato a segno dopo un fischio dell'arbitro per un suo molto presunto fallo, e poi un palo di Pirlo su punizione. Iella. Mica una novità per l'ultima Juve.

Soprattutto, però, c'è la beffa di quei miseri 21 minuti di un centrocampo per tre quarti bianconero. L'esperimento prandelliano poteva fare molto comodo pure a Conte, invece è abortito troppo in fretta. Colpa della botta in testa presa da Aquilani subito prima dell'1-0 di Rossi. Pirlo davanti alla difesa, Aquilani dietro le due punte e in mezzo Montolivo a destra e Marchisio a sinistra: intrigava, questo «rombo», anche se fra i suoi componenti l'unico certo del posto nella Juve che verrà è proprio l'ultimo arrivato, l'ex della grande rivale. L'uomo che ieri, se ve n'era ancora bisogno, Chiellini ha promosso così: «Pirlo cambia una squadra. E' un sollievo averlo, ti toglie l'ansia di giocare il pallone».

Gli altri due centrocampisti azzurri, invece, in bianconero sono in bilico. In modi diversi. Marchisio ha appena allungato il contratto, s'è detto sicuro di poter fare una bella coppia con il bresciano, ma non si nasconde una «situazione difficile». Aquilani, invece, aspetta: Marotta ha convinto il Liverpool ad abbassare il riscatto da 16 a 10 milioni, ma non ha ancora deciso se pagarli. Vuole prendersi un'altra settimana. E intanto l'ex romanista ieri ha giocato anche per cancellare gli ultimi dubbi della Juve. Da trequartista, in una posizione mai tenuta con Del Neri, ricoperta invece già con Prandelli nell'amichevole di Kiev contro l'Ucraina. E' partito bene, come tutta la Nazionale. Ricerca continua del fraseggio, scambi fitti, inserimenti. Abbondavano i piedi buoni, là davanti. S'è buttato in area già dopo 8', Aquilani. Ma appena ha visto un estone farglisi incontro s'è lasciato andare. Furbata riuscita male e «giallo» per punizione. Poi, prima di uscire con troppo anticipo, il gol inutile arrivato dopo la segnalazione del guardalinee. Fuori lui, Prandelli ha ridisegnato la situazione: dentro Nocerino, Montolivo trequartista, Marchisio spostato a destra. L'unico che non s'è mosso è stato Pirlo. Sempre a dirigere il gioco da dietro. A riprendere confidenza con ritmi, schemi e portata dei lanci, lui che non aveva mai vissuto una stagione così lontano dalla mischia. Da dicembre fuori dal Milan che intanto s'involava verso lo scudetto. A curarsi per rientrare al più presto. Per guadagnarsi un'altra chance in una carriera già piena di trionfi. Gliel'ha concessa la Juve, alla ricerca di un uomo d'ordine e fosforo per l'ennesima ripartenza. Tre anni di tempo per vincere qualcosa di importante. Un obiettivo che Agnelli e Marotta non possono più differire. Nel 4-2-4 di Conte, si sa, balla ancora chi gli farà da spalla, là in mezzo. Uno che corra, che si sfianchi. Marchisio, ieri, ha provato a dimostrare che può fare anche questo. Pur di restare bianconero. E provare a fare nella «sua» Juve quel che finora non gli è mai riuscito: vincere.