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Se, come dice la vulgata calcistica, nel derby vince la squadra sfavorita, questa volta il Torino non può che battere la Juve. Per me sarebbe una sorpresa fino a un certo punto. E' vero, infatti, che i granata sono in un periodo marcatamente negativo, ma è altrettanto vero che il derby è una grande occasione per uscire dalla crisi e fare pace con i propri tifosi perché ridona stimoli sopiti e vellica gli istinti più feroci. 
Il ritiro, poi, ben lungi dall'essere una soluzione per tutti i mali, qualche beneficio dovrebbe averlo portato sul piano dell'attenzione e della concentrazione. Infine, sempre per stare al Toro, c'è la legge dei grandi numeri: negli anni 2000 i granata hanno vinto il derby una sola volta. Prima o poi sfateranno questo tabù. 

Ma il derby non è solo puro spirito. Il Toro infatti affronterà una Juve che definire in difficoltà è corretto. A dispetto del primo posto, infatti, i bianconeri stanno attraversando un momento opaco. A Lecce hanno pareggiato, prima (con il Bologna) e dopo (con il Genoa) hanno vinto faticando molto. Sarri, riferendosi a Lecce e Genoa, ha detto che i suoi uomini hanno corso di più degli avversari. Sarà, ma io li ho visti spesso arrivare secondi sulla palla. Per una volta sono d'accordo con Enrico Preziosi, presidente del Genoa: senza l'espulsione di Cassata, avrebbero vinto i rossoblù. 

La Juve è in testa, ma non basta per affermare una superiorità che ancora non c'è. La probabile assenza di Pjanic mette a repentaglio la fluidità del gioco e la mancanza di determinazione, denunciata anche da Sarri, è un problema con cui non ci si era mai confrontati. Anzi, prima, la Juve vinceva magari sfruttando una sola occasione, ora gliene servono sei o sette per fare un gol (gli ultimi tre, due su rigore e uno da calcio d'angolo).
Non ammettere le difficoltà della Juve e darla per vincente a prescindere è, secondo me, un grave errore prospettico, soprattutto quando, come questa sera, dovrà affrontare squadre che mettono la partita sul piano della lotta, se non addirittura della battaglia.
Il Toro ha una sola strada: alzare il ritmo fino a quando avrà energia e cercare di segnare piuttosto che difendersi a oltranza. A Walter Mazzarri non piace sentirsi definire difensivista. Ha una buona occasione per dimostrare che è un luogo comune senza fondamento. 
In occasione del dopopartita con il Bologna, ho avuto la possibilità di fare una domanda piuttosto critica a Maurizio Sarri. La domanda era questa: non è che, consciamente o meno, prima della Champions, la Juve gioca con un retropensiero nella testa?
Sarri, un po' piccato, mi ha risposto dicendo che, se così, fosse la situazione sarebbe drammatica
, ma le prestazioni successive hanno confermato che la squadra non ha ancora energie mentali sufficienti per le campionato e Champions. Mercoledì sarà a Mosca: trasferta lunga, gara complicata. Dire che è stanca quando siamo appena agli inizi di novembre è sinceramente troppo, ma le sue partite sono spesso monocordi e le accensioni di ritmo sempre più rare. 

Qualche aiuto potrà venire dai cambi: De Sciglio, che io trovo inadeguato per giocare nella Juve, potrebbe prendere il posto di Alex Sandro (ha saltato solo una partita) e, soprattutto, Douglas Costa, magari a gara in corso, sostituirà Bernardeschi. C'è bisogno di gamba e di fiato. E alla Juve, in questo momento, fanno difetto.