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Franco Manniello, presidente della Juve Stabia, intervistato dal Corriere dello Sport si prodiga in un duro attacco nei confronti della Juventus. 'Il club bianconero si è comportato malissimo nei nostri confronti - spiega il patron dei campani -. L'anno scorso volevamo definire il passaggio in prestito secco con premio di valorizzazione per Timothy Nocchi, ma il signor Cherubini (Federico, dirigente del club torinese che si occupa delle serie minori, ndr) ci disse che, per lo stile Juve, era meglio parlare solo di una soluzione con riscatto e controriscatto alla fine dell'anno sportivo a cifre impossibili per noi, cioè un milione di euro, sostenendo che si trattava di semplice prassi e che ci sarebbe stato comunque riconosciuto un premio di valorizzazione. Chiaramente, dodici mesi dopo, ci aspettavamo anche un pensiero minimo visto che l'atleta si era distinto con noi. Invece i dirigenti bianconeri hanno fatto i finti tonti dirottando il discorso sul giovane Rizzo e su Beltrame'.

'Definito l'arrivo di Branescu, sempre con la formula del prestito, la Juventus ci ha promesso quello di Beltrame, che poi però è passato inspiegabilmente al Bari mentre firmavo il passaggio del giovanissimo Rizzo a loro per una cifra appena superiore a quella che ci era stata già offerta dalla Roma - prosegue Manniello -. Anche in questo caso, la promessa non è stata mantenuta e non è giusto nei confronti di una società onesta come la nostra. Siamo stati presi in giro. Lo stile Juve per me non esiste più, perché perdere la faccia per cifre irrisorie nei confronti di un club piccolo sì, ma rispettabilissimo come il nostro, non è giusto. Sapevamo che Beltrame era stato promesso in serie A (si era parlato del Cagliari, ndr) e per questo Cherubini ci diceva di attendere, ma poi è stato dato al Bari e noi non siamo stati neanche chiamati. Ho ancora i messaggi che il ragazzo mi mandava ogni giorno, in attesa della definizione della trattativa. A testimoniare che eravamo ormai prossimi ad averlo, già a luglio, a Castellammare c'è anche il suo procuratore Costantino Lico. Sono furioso, non è giusto'.