L’Inter non ha fatto il suo. E, dunque, nonostante il pareggio tra Barcellona e Tottenham, è stata giustamente eliminata dalla Champions League, senza che essa possa dirsi vittima di combine e sotterfugi. Di più e di peggio. L’1-1 degli inglesi al Camp Nou è maturato dopo che Messi, a mezz’ora dalla fine, è entrato in campo.   

A San Siro partita brutta e prestazione pessima. Se i nerazzurri, venerdì a Torino, avevano giocato alla pari con la Juve, questa volta, di fronte ad una banda di ragazzini olandesi (tutti nati dopo il 1990, tranne uno) già eliminati dall’Europa, hanno mostrato limiti di manovra, di tenuta psicologica, di idee e perfino di tecnica pura. 

Luciano Spalletti ha colpe chiare. La partita è stata preparata male se, al 13’ del primo tempo, anzichè in vantaggio, l’Inter era sotto di un gol e non è stata in grado di riprendersi pur avendo mezz’ora di tempo prima di arrivare all’intervallo.

Icardi ha giocato spesso fuori dell’area, forse per favorire l’assalto dei centrocampisti, ma nessuno aveva la brillantezza per trovare tempi di gioco favorevoli. La scelta di Candreva, non certo il peggiore, è stata rinnegata, assieme al 4-3-3, dopo appena 56 minuti. Segno che non ci credeva nemmeno l’allenatore.
Togliere Asamoah - una sciagura sia per il gol che ha provocato, sia per le scorie che gli ha lasciato quell’errore - è stato giusto, ma sarebbe dovuto uscire l’inutile Perisic, scivolato invece a fare il terzino in una squadra che faceva registrare una sorta di collezione di attaccanti. Cervellotico, infine, sostituire Politano all’83’ per inserire Vrsaljko e riequilibrare la squadra. Il cambio è avvenuto proprio quando, giunta notizia del pareggio del Tottenham, bisognava sfondare da destra, perché da lì era venuto il gol.

Purtroppo, nonostante l’umana simpatia, accompagnata da una buona dose di stima professionale che nutro nei confronti di Spalletti, la Champions non gli si addice. Nel 2012-2013, come adesso, fu eliminato con lo Zenit alla fase ai gironi.
Sempre alla guida dei russi (2010-2011) e della Roma (2016-2017) venne estromesso addirittura al preliminare. Al massimo è arrivato ai quarti con i giallorossi (2006-2007 e 2007-2008) cozzando sempre contro il Manchester United.

Anche se spiace dirlo, esistono allenatori che, pur essendo bravi, risultano poco indicati per le manifestazioni internazionali (Conte è un caso lapalissiano) e falliscono quando sono posti di fronte alla gara del dentro o fuori.

Le attenuanti (per esempio la ridotta disponibilità di centrocampisti) sono alibi e, secondo me, non vanno concessi a chicchessia. La verità è che l’Inter aveva comunque gli uomini per vincere la partita, ma si è fatta travolgere prima dalla frenesia e poi dal panico. Se la squadra non è matura, la colpa è sempre di chi la guida e questa Inter ha troppe debolezze temperamentali per pensare di stare con le grandi d’Europa. Mi sbaglierò, ma sarà dura anche in Europa League. Meglio, a questo punto, buttarsi a corpo morto sul campionato per rimontare il Napoli. In Italia, infatti, l’Inter è già una big. Peccato non basti altrove.

Che partita sarebbe stata senza il regalo di Asamoah a Bergwijn? Ovviamente nessuno può saperlo. So solo che dopo il gol di Lozano, assist di Bergwijn appunto, l’Inter ha rischiato di subire sia il secondo (15’, Handanovic salva su De Jong) che il terzo gol (39’, deviazione del portiere interista su conclusione sempre di Bergwijn).

E’ vero, l’Inter aveva colpito un palo, sullo 0-0, in avvio di partita (6’). Icardi che, come ho detto si è chiamato tante volte fuori dalla mischia, ha pennellato un pallone per Perisic che di testa ha colpito il legno alla destra di Zoet. Ma questa è rimasta l’unica vera azione di marca nerazzurra del primo tempo.

Alla ripresa si è vista una squadra meno lenta e compassata. Soprattutto perché gli attaccanti hanno ripreso a muoversi con profitto e Icardi si è reimpadronito del suo spazio. Così al 48’, su assist di Borja, l’argentino ha concluso di sinistro ad incrociare (strepitosa deviazione di Zoet) e al 53’, da iniziativa personale, Politano tirato di sinistro (deviazione stentata dal portiere olandese). 

Il gol del pareggio (72’) è arrivato grazie ad una combinazione di questi due. Politano, libero di scegliere la soluzione migliore, ha pennellato dalla trequarti per Icardi. Il capitano, perso dal diretto avversario, ha colpito di testa e battuto Zoet.
Siccome a Barcellona il Tottenham stava perdendo, l’Inter, seppur con il minimo, sarebbe stata promossa agli ottavi. Ma il gol degli inglesi ha gettato San Siro nello sconforto e i giocatori nel marasma. Dalla confusione, nei minuti di recupero, è emerso Lautaro Martinez che ha servito a Icardi il pallone della qualificazione, ma un recupero prodigioso ha strozzato l’urlo nella gola del popolo bauscia.  Tutt’intorno delusione e mestizia. L’Inter ha fallito anche questa.

IL TABELLINO

Inter-PSV 1-1

Marcatori: Lozano, Icardi

Assist: Bergwijn, Politano

Inter: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Asamoah (dal 24’ s.t. Lautaro); Candreva (dall’11’ s.t. Keita), Brozovic, Borja Valero; Politano (dal 38’ s.t. Vrsaljko), Icardi, Perisic.

PSV: Zoet; Dumfries, Seinsbury, Viergever, Angelino; Hendrix, Gutierrez, Rosario;Bergwijn (dal 26’ s.t. Malen), de Jong, Lozano (dal 50’ s.t. Pereiro).

Arbitro: Felix Zwayer (Ger)

Ammoniti:  44’ Brozovic (I), Zoet (PSV), Bergwijn (PSV), Politano (I), Skriniar (I)

Espulsi: