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Per come hanno giocato e, soprattutto, per come sono tornate a giocare dopo tre mesi di stop, Inter e Atalanta sarebbero del tutto degne di essere accostate alla parola scudetto. Purtroppo per la Dea dodici punti di distacco sono troppi. Ma l’Inter, adesso a meno sei, non è per nulla tagliata fuori dalla volata per il titolo. Le ragioni sono almeno tre.

La prima: l’Inter, che si è sbarazzata della Sampdoria in poco più di mezz’ora per calare dopo l’ora di gioco, è abituata a partire forte, ha un calendario agevole e assai probabilmente ruberà punti sia alla Juve, sia alla Lazio che ricomincia proprio dall’Atalanta a Bergamo.

La seconda: Conte e la sua squadra avrebbero meritato la finale di Coppa Italia che, al 90 per cento, avrebbero vinto contro una Juve semi-spettrale, dimostrando di essere meglio preparati dei bianconeri dal punto di vista fisico-atletico.

La terza: le condizioni della capolista, tra infortuni e calciatori fuori forma, sono tali da far pensare che possa inciampare ad ogni partita. Inoltre lo scontro diretto con la Lazio è destinato a regalare altri vantaggi.

L’Inter, quindi, che io vedevo in corsa anche dopo la sconfitta di Torino, si ripropone come terzo incomodo ben sapendo che la specialità di Conte, lungi dall’essere la partita secca (ha perso due volte con la Juve e una con la Lazio), è la continuità. A maggior ragione se il tratto da percorrere è meno lungo del girone d’andata o di ritorno.

Contro la Sampdoria i nerazzurri erano privi di Brozovic, Sensi e Vecino, cioè di un imprescindibile del centrocampo (il croato) e di due validissime alternative. Conte, non solo non si è perso d’animo, ma - come già visto in Coppa Italia - ha costruito la sua squadra per mettere Eriksen nelle migliori condizioni. Così Gagliardini e Barella sono diventati i mediani davanti alla difesa a tre, gli esterni (Candreva e Young) si sono alzati costantemente quasi all’altezza del danese, abile nel dialogare palla a terra con i compagni d’attacco (Lukaku e Young).

Non è stato certo un caso che il primo gol sia disceso da una grande azione interista, dopo appena dieci minuti, con essenziale scambio Lukaku-Eriksen-Lukaku, utile ad aprire definitivamente la mal posizionata difesa blucerchiata (Ranieri ha cominciato con il 3-5-1-1 per passare al 4-5-1 al 35’).

In verità, alla costruzione della manovra, avevano contribuito Skriniar con un lancio verticale a Lautaro e l’argentino che si è liberato dell’avversario servendo Lukaku con un colpo di tacco.

Tutto molto bello e tutto molto facile, anche perché, al di là dei meriti interisti, va sottolineato - come ha fatto magistralmente Lele Adani su Sky - che la Sampdoria ha sbagliato totalmente il pressing ultra offensivo permettendo all’Inter la ripartenza.

L’Inter, anche prima del secondo gol e, dunque, ben prima di subire l’accenno di rimonta degli uomini di Ranieri, ha avuto il torto di divertirsi senza incidere troppo nella partita. Infatti, pur essendoci una sola squadra in campo, le due occasioni serie per raddoppiare le hanno avute solo Candreva (tiro fuori al 26’) e Lukaku (tiro alto al 28’).

Il secondo gol è, dunque, arrivato tardi (33’), ma l’attesa è stata pienamente giustificata dalla bellezza della manovra condotta sull’asse orizzontale Lukaku, Candreva, Lautaro chiamato a segnare da due passi.

Partita chiusa per tutti, ancor di più se si considera che Eriksen, ad inizio ripresa, è penetrato in area, ha attirato Audero sul primo palo e ha servito Lukaku che, come scriverebbe il sommo Brera, ha spropositato fuori.

Poco dopo (52’) la Sampdoria ha segnato. Su un calcio d’angolo che sarebbe dovuto essere innocuo, de Vrij ha lasciato troppo spazio per il colpo di testa di Colley e, sulla ribattuta del palo, Thorsby, perso da Gagliardini, ha messo dentro.

Da quel momento, pur non cambiando sostanzialmente, la partita ha offerto alla Sampdoria una teorica possibilità di pareggio. Ranieri l’ha fiutata ed è tornato alla difesa a tre per spingere con gli esterni. Tuttavia la palla è rimasta quasi sempre all’Inter ed Eriksen, per me il migliore, si è inventato un’occasione calciando da destra a giro un pallone che ha mandato in confusione Audero. Poi nel finale, a sostituzioni completate e con il ritmo che è calato a picco, Moses (subentrato a Candreva) ha sbagliato un comodo passaggio a due passi dalla porta per Sanchez (sostituto di Lautaro).

Dire che l’Inter abbia sofferto nel finale di partita è certamente troppo (un tiro fuori e una punizione respinta a mani aperte da Handanovic, la produzione della Sampdoria), anche se in situazioni del genere, il colpo del killer non deve mai essere trascurato. Anzi, prevedendo che le energie sarebbero venute meno, andava anticipato senza troppi indugi.

IL TABELLINO

Inter-Sampdoria 2-1

Gol: 10’ Lukaku, 33’ Lukaku; 7’ s.t. Thorsby

Assist: 10’ Eriksen, 33’ Candreva

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Candreva (dal 28’ s.t. Moses), Gagliardini, Barella, Young (dal 28’ s.t. Biraghi); Eriksen (dal 36’ s.t. Borja Valero); Lukaku, Lautaro (dal 38’ s.t. Sanchez).

Sampdoria: Audero; Bereszynski, Yoshida, Colley, Murru; Thorsby, Bertolacci (dal 37’ s.t. Vieira), Linetty (dal 37’ s.t. Askildsen); Ramirez (dal 24’ s.t. Depaoli), Jankto (dal 24’ s.t. Leris); La Gumina (dal 31’ s.t. Bonazzoli).

Ammoniti: Bertolacci (S), Lautaro (I), Thorsby (S), Gagliardini (I), Vieira (S)

Espulsi:

Arbitro: Maurizio Mariani (della Sezione di Aprilia)