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In Portogallo, quando si parla di calcio, il primo nome che viene in mente è Cristiano Ronaldo. Il secondo non è quello di un altro campione, oppure di un grande allenatore, ma di un procuratore, colui che cura gli interessi (tra molti altri e non a caso) di CR7: Jorge Mendes. Dicono sia il manager più potente del mondo e probabilmente è vero, di sicuro mette le mani in molti affari e troppi club usando metodi quanto meno discutibili, senza alcun freno. Tra le società che gli sono legate e devote, c’è anche il Benfica: il presidente Vieira, quando deve vendere un calciatore, si consegna nelle sue sapienti mani, sicuro che in qualche modo raggiungerà l’obiettivo (e incasserà commissioni esagerate, per una via o per l’altra). Per questo nel momento in cui la Roma ha annunciato l’ingaggio di Tiago Pinto come general manager tanti hanno detto: arriva un servo di Mendes. Ebbene, non è così.

Tiago Pinto è indipendente: si muove per conto proprio, studia i calciatori (soprattutto giovani) da acquistare, si tuffa su di loro quando ne intravede uno che gli piace e di cui nessun altro si è ancora accorto. Al Benfica il metodo ha funzionato a meraviglia e Mendes è apparso sulla scena solo quando quei giocatori, diventati maturi e noti, sono finiti nel mirino di club ricchi. A quel punto Vieira ha incaricato l’amico Jorge di cederli; se lo avesse chiamato anche per comprarli, gli sarebbero costati una fortuna anziché una manciata di euro. Questo - sia chiaro - non significa che il nuovo general manager della Roma è nemico di Mendes, ma semplicemente che non è assoggettato a lui. Nel calcio di oggi, soprattutto in Portogallo, è quasi un evento.

Se Tiago Pinto saprà ripetere ciò che ha fatto al Benfica, la Roma di Friedkin avrà intrapreso la strada giusta, propria di una società moderna: cercare talenti a basso costo e trasformarli in campioni, o in qualcosa di simile. Poi arriva il passaggio successivo: cosa farne di quei calciatori una volta diventati pronti per il grande calcio? Venderli è un’opzione, certo, ma nient’affatto scontata: potrebbero anche rimanere in giallorosso - almeno alcuni - per dare consistenza alla squadra. Dove sarebbe il vantaggio del nuovo presidente? Semplice: nel possedere un gruppo competitivo a livello internazionale, e quindi capace di produrre ricchezza, senza averlo strapagato.
Tiago Pinto è uno strano portoghese, insomma: non è al servizio di Mendes e non conosce Fonseca, il suo connazionale allenatore proprio della Roma. Ora che lascia Lisbona per la prima volta in carriera, dovrà dimostrare di essere maturo. Come i calciatori che acquista ragazzini e trasforma in campioni.

@steagresti