Ronaldo-Messi, Messi-Ronaldo, poi ancora Messi e poi ancora Ronaldo. La storia recente di quello che un tempo era il premio per il miglior calciatore dell'anno nel calcio europeo, del Pallone d'Oro, si era trasformata negli ultimi anni in un autentico duopolio fra la stella del Barcellona e quella oggi alla Juventus. Poi è arrivato lui, Luka Modric da Zara, nato nel 1985 e cresciuto in Croazia fra guerra e pallone e ha ridato dignità ad un premio che si era auto-privato di ogni forma di autorevolezza.

IL DOPPIO FLOP - Il primo colpo di grazia France Football lo aveva dato nel 2010 quando la fusione con la FIFA aveva privato il Pallone d'Oro di una concezione giornalistica basata sul merito. Nella giuria furono inseriti allenatori e capitani e arrivò, nell'anno della vittoria dell'Inter in Champions e della Spagna al Mondiale, l'assegnazione più controversa che il calcio moderno possa ricordare. Trionfò Messi, eliminato dall'Inter in semifinale di Champions e ai quarti dalla Germania dopo un Mondiale praticamente a secco di gol. Il secondo colpo di grazia arrivò negli anni successivi, complici le vittorie di Real e Barcellona in Champions League. Nemmeno il Mondiale 2014, vinto dalla Germania in Brasile, riuscì a scalfire questa rivalità che, di fatto, ha privato compagni di squadra come Iniesta, Xavi e perchè no Bale o Casillas della possibilità di alzare al cielo un premio sempre più al di fuori del campo da gioco e sempre meno legato al merito, seppur grande, dei due fenomeni. 
È TORNATO UN PREMIO 'VERO' - Assegnare il Pallone d'Oro 2018 a Luka Modric ha ridato dignità a questo premio, lo sottolineamo, perché lo ha ricollocato all'interno del rettangolo verde. Un premio al merito sportivo e non al valore assoluto. Un premio per chi è stato il più incisivo (si veda bene, non il migliore) nelle vittorie, o nei percorsi, delle proprie squadre. Modric meritava il Pallone d'Oro più di Ronaldo, forse come Mbappè, e forse un po' meno di Griezmann e, probabilmente, avrebbe meritato che questo premio gli venisse assegnato all'inizio della stagione sportiva.

FORMULA FUORI DAL TEMPO - Sì perché una delle incoerenze del Pallone d'Oro è sempre stata quella dell'essere un premio sportivo ma su base annuale. Dovrebbe quindi (almeno in teoria) tenere in considerazione gli ultimi 6 mesi di un'annata sportiva, quelli che assegnano titoli e trofei, e i 6 mesi dell'inizio della nuova annata. È per questo che il Pallone d'Oro assegnato a Modric quest'anno e a Ronaldo l'anno scorso hanno perso consistenza; perché entrambi, il portoghese nel 2017 e il croato in questa stagione, hanno iniziato l'annata in netta crisi, con risultati e prestazioni ampiamente scadenti sia per sé stessi che per le loro squadre. Continuare ad assegnare il Pallone d'Oro su base annuale, trascurando una grossa parte del calendario non ha più senso. Per legittimare un premio tornato oggi importante serve un altro cambiamento , piccolo ma significativo, anche nella formula. Solo così, se il vincitore del Pallone d'Oro 2019 sarà di nuovo uno fra Ronaldo o Messi, lo sarà solo ed esclusivamente per quanto fatto in campo.