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"Segno poco? Forse, ma io voglio vincere prima di tutto. Certo che voglio segnare tanti gol ma soprattutto voglio vincere, il calcio è uno sport collettivo altrimenti si va a giocare a tennis". Ha risposto così Alvaro Morata, in occasione della sua presentazione bis da giocatore della Juventus, alle domande comprensibilmente cariche di aspettative nei confronti dell'uomo chiamato ad occupare il ruolo di attaccante centrale dopo l'addio di Gonzalo Higuain. Niente Dzeko, niente Suarez, le dinamiche di un mercato strano e all'insegna dell'opportunità hanno fatto cadere la scelta sull'ex giocatore dell'Atletico Madrid, di nuovo a Torino a 4 anni di distanza dalla precedente avventura.

NON E' UN BOMBER - Se il centravanti della Roma e il nuovo bomber dei colchoneros possedevano nel loro pedigree tutti i requisiti per garantire la fatidica quota dei 20 gol stagionali, Morata non ha mai toccato queste vette nel corso della sua carriera. Si è avvicinato nella stagione 2016/2017 con la maglia del Real Madrid, quando in Liga arrivò a 15 (più altri 8 distribuiti tra le altre competizioni), mentre nell'ultima annata in Spagna il suo bottino in campionato è stato di 12 centri. Numeri figli delle caratteristiche di "9" atipico, più portato a svariare che ad occupare l'area di rigore e a dialogare coi compagni, ma anche di un processo di maturazione mai completatosi del tutto. Pirlo chiedeva a Paratici e Nedved il classico attaccante di manovra per il suo modo di vedere calcio, ma dipendere ancora per un'altra stagione dall'immortale Cristiano Ronaldo dal punto di vista realizzativo rischia di essere rischioso.
LA MISSIONE DI PIRLO - Morata punta a segnare i gol pesanti, quelli che possono risolvere le sfide clou e determinare una carriera e i suoi trascorsi bianconeri sono incoraggianti in tal senso: Inter e Milan più volte colpite tra campionato e una finale di Coppa Italia, Real Madrid, Borussia Dortmund, Manchester City le sue vittime nelle notti di Champions League a tinte bianconere. Ma il ricordo dell'ultima stagione juventina, con Ronaldo a "tirare la carretta" con i suoi 31 gol in Serie A e tutti gli altri a distanza siderale è ancora vivo. Dybala e Higuain misero insieme 19 reti in due, disastroso fu l'apporto degli esterni offensivi - un centro a testa per Douglas Costa e Bernardeschi - troppo pochi per una squadra a tratti incapace di offrire una manovra offensiva efficace e coinvolgente. Starà a Pirlo, che ha comunque tra le mani un potenziale fenomeno come Kulusevski in più, trovare la chiave per aumentare la produzione complessiva e non avere anche lui una Juve Ronaldo-dipendente. Confidando nell'evoluzione di Morata, l'uomo dei gol pesanti "condannato" a indossare i panni del grande bomber.