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Meno male che “Ciro” c'è. Ci sono voluti 174 giorni per rivedere dal primo minuto Dries Mertens in campo e nel ruolo a lui consono. Quello di attaccante vero e non di sottopunta. Ed ecco che il Napoli, vincendo il derby con il Benevento grazie al 131esimo gol del belga, è tornato prepotentemente nella corsa al quarto posto che vale la qualificazione nella prossima fase a gironi di Champions League. Sarri ci aveva visto giusto quando De Laurentiis vendette Higuaìn alla nemica Juventus e Milik si fece male subito. Il folletto fiammingo si ritrovò al centro di un progetto vincente che solo per un errore umano non fruttò il terzo scudetto della storia partenopea. Ha infatti messo la firma, sullo scudetto mancato, il signor Orsato di Schio.

Domenica, infatti, il fischietto di quella tanto discussa Inter-Juventus del 28 aprile del 2018 ha fatto mea culpa partecipando a “90° Minuto” sulla Rai. «Il fallo di Pjanic su Rafinha in Inter-Juve? Non serve andarlo a rivedere, sicuramente è un errore. La vicinanza non mi ha portato a vedere quello che poi ha mostrato la tv. L’ho vista in modo diverso, è stato un contrasto in volo e l’ho valutato male. Il VAR non è potuto intervenire per cui resta l’errore», ha chiarito Orsato. Peccato che quella valutazione è costata tanto ad un Napoli che il giorno dopo si è fatto male da solo a Firenze perdendo così definitivamente lo scudetto. A sentire ciò vien da ridere perché è il primo caso al mondo dove un arbitro sbaglia perché è troppo vicino all'azione. Di solito certe disattenzioni avvengono quando si è lontani o con dei calciatori nella linea visiva. Non ce ne voglia il direttore di gara veneto, ma questa dichiarazione offende l'intelligenza dei napoletani. Che ci fosse stato un errore lo si sapeva già. Il problema è che con 91 punti Sarri dovette inghiottire il rospo e rimanere a secco dopo una stagione prestigiosa. Ma quel tricolore non è suo solo per gli almanacchi del calcio. Perché sul campo il titolo è bello che cucito sul petto.
A proposito di Sarri, il suo nome è tornato prepotentemente in riva al Golfo dopo le delusioni della gestione Gattuso. Da Posillipo a Chiaia, dai Quartieri Spagnoli al Lungomare, la notizia di un possibile ingaggio dell'allenatore nato a Pozzuoli ha fatto piacere a tutti. Quel calcio champagne non è mai stato dimenticato. Anzi, proprio grazie a quella “pedata” magica i napoletani si sono imborghesiti e non hanno saputo più apprezzare quelli che sono venuti dopo. È stranoto che De Laurentiis, dopo il ko del Napoli a Verona, abbia chiamato Sarri. Voleva cambiare subito e sarebbe stato disposto anche a pagare la penale alla Juve pur di riabbracciare il toscano di Figline Valdarno. Ma c'è stato un no. Che non sembra definitivo. Magari a fine stagione se ne può riparlare. Sperando che Ringhio superi gli esami con Sassuolo e Bologna, altrimenti siamo punto e accapo.

Il successo nel derby con i cugini sanniti ha dato una boccata d'ossigeno al tecnico calabrese. Che rimanendo in silenzio per ordine della proprietà non ha potuto esprimere la sua gioia per il ritorno al successo in campionato. C'è folla per gli ultimi posti sul treno che porta in Champions ma considerato che si è fuori da tutte le competizioni, che dalla prossima settimana si potrà lavorare senza gare infrasettimanali e che stanno tornando dagli infortuni dei pezzi pregiati, le possibilità per arrivare almeno quarti ci sono tutte. Ma i veri esami ci saranno con le “Idi di Marzo”, quando cioè ci saranno le trasferte consecutive contro Milan, Juventus e Roma. Allora si capirà se sarà una Pasqua di Resurrezione o di Passione.