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“Io devo ragionare su un percorso, non sull'annualità mentre il tifoso è tifoso, ma sragiona perché lo fa col cuore ed ha ragione a voler vincere, ma noi prima o poi ce la faremo, da capire il prima o poi”: Aurelio De Laurentiis chiude così la risposta a Sky alla classica domanda sul confronto con la Juventus. Ed a chiosa ci mette anche una risatina, di quelle anche un po' di circostanza. Vero che la frase è decontestualizzata da un più ampio ragionamento, ma il senso resta ed è un senso che consolida una scia di pensiero che, ormai, è propria di De Laurentiis. Perché, a sentir parlare così, sembra quasi che l'ECA sia l'unica cosa che conta, che l'ingresso nella SuperLega Europea con l'incremento dei ricavi sia l'unica cosa che conta, che tenere il Napoli sempre lì, senza mai fare un ultimo step, sia l'unica cosa che conta. Eppure, poche ore prima, a Roma, in un convegno universitario, Ancelotti aveva fatto percepire qualcosa di diverso, pur nel rispetto dei conti.

POLICY AZIENDALE - Perché si fa presto a porre l'accento sul rapporto di amorosi sensi tra il tecnico ed il patron: chi dice di voler restare più di otto anni, chi dice di voler a vita l'altro. Forse, non si mette in luce il come questo link tra i due debba durare: perché non è la prima volta che ADL evidenzi il desiderio di avere uno alla 'Ferguson' alla guida della sua azienda, un manager a tutti gli effetti che si occupi di più aspetti. Ma, molto dipenderà anche da quello che accadrà tra pochi mesi: perché se il Napoli perderà pezzi pregiati senza rimpiazzarli nel modo giusto, se la squadra continuerà ad avere distanze siderali dalla Juventus, senza poter pensare di vincere un trofeo tutti gli anni, allora sarà evidente che Ancelotti non potrà restare a Napoli.
LA CRESCITA OBBLIGATORIA - Sarri è andato via da Napoli perché riteneva impossibile migliorare quello che aveva fatto al terzo anno. Dopo il primo anno di assestamento e conoscenza, Ancelotti deve significare per il Napoli un balzo in avanti, una rivoluzione culturale. Dai metodi di allenamento e di gestione, ai passi in chiave infrastrutturale. Soprattutto, l'allenatore più decorato d'Europa non può accettare di ripartire con giovani promesse. Possono anche avere un anagrafe non pesante, ma devono essere ragazzi già pronti a vincere. Per intenderci, Lozano, classe '95, con presenze in Europa ed ai Mondiali, è già pronto a vincere: Bennacer, ottimo prospetto dell'Empoli, classe '97, non è il calciatore che ti innalza da subito il tasso del centrocampo. Quale futuro attende il Napoli, questo lo può dire solo il prossimo mercato.