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Ma guarda un po’. Ficchi il naso nella graduatoria dei rigori assegnati in questo campionato di serie A e cosa noti? Il Napoli è ultimissimo con zero rigori fischiati a favore. Capito? Nemmeno una volta nelle 8 partite (effettivamente) giocate dagli azzurri è capitato che un arbitro, pure per errore, abbia indicato il dischetto all’interno dell’area di rigore per permettere alla formazione di Gattuso di calciare un penalty. Però che strano: come è possibile che la squadra di serie A più presente nell’area di rigore avversaria, non sia mai incappata in uno sgambetto, una trattenuta, uno spintone dei difensori? In Europa non esiste una formazione che più del Napoli effettui tiri nella porta avversaria (la media è di 18.4 per singola gara, primo posto nella graduatoria dei 5 top campionati del continente), molti dei quali effettuati all’interno dei 16 metri: come è possibile che le difese avversarie si siano comportate in maniera impeccabile solo con gli attaccanti azzurri?

Infatti, non è successo. Perché ci sono tre partite che gridano ancora vendetta per il Napoli: a Benevento (1-2), a Bologna (0-1) ed in casa con il Milan (1-3). Il 25 ottobre allo stadio Vigorito ad arbitrare arrivò il signor Doveri che non vide una spinta chiarissima di Foulon su Lozano lanciato a rete: c’era un rigore per il Napoli e l’espulsione a carico dell’esterno del Benevento. Passiamo all’8 novembre, allo stadio Dall’Ara c’è il signor Pasqua, mentre il Var era Abisso. Sullo 0-1 la formazione partenopea segnò il raddoppio con Koulibaly, rete poi annullata perché dal Var fu chiesto all’arbitro di rivedere al monitor il tocco di mano di Osimhen, dal quale scaturì la conclusione vincente del difensore senegalese. Strano che lo stesso signor Abisso fu così bravo nel ravvisare l’irregolarità del centravanti nigeriano, ma non si accorse del fallo nettissimo di Denswil, che prese Osimhen per la maglia e lo buttò giù con forza. Ultimo episodio, una settimana dopo.

Al San Paolo arrivano il Milan e l’arbitro Valeri, con l’ausilio del Var Irrati, cioè una coppia che dovrebbe essere infallibile. Il condizionale è obbligatorio, percéè in una azione confusa all’interno dell’area di rigore rossonera, il portiere Donnarumma falciò intenzionalmente Koulibaly, ma il signor Irrati incredibilmente non se ne accorse.
Si tratta di tre episodi che, forse, non avrebbero cambiato il risultato finale, ma resta il fatto che tre indizi fanno sempre una prova. E la prova è che, stranamente, dopo il caso Juventus-Napoli, i direttori di gara della Can A siano stati colpiti da una forma di strabismo che non permette loro di vedere gli episodi a favore del Napoli. E’ solo un caso? Qualcuno pensa che non sia così.

Sono i complottisti che sostengono la tesi “punitiva” nei confronti di chi si è permesso di violare quel protocollo illegittimo che la serie A si è dato per i casi di Covid nel campionato. Il Napoli, sempre casualmente, è ultimo nella classifica dei rigori assegnati a favore e, ciononostante, è secondo nella classifica del campionato grazie ai 18 punti conquistati sul campo. Al primo posto per rigori ricevuti a favore (7 e 4 realizzati) c’è il Milan che, guarda caso, è anche primo in serie A. Al secondo posto c’è la Roma (4 rigori tutti realizzati) e, prima di perdere contro il Napoli, era terza in campionato. Al terzo posto in quanto a rigori c’è il Sassuolo (3 su 3) che in serie A è secondo con l’Inter e (risultati alla mano) il Napoli. Morale della favola: le squadre di testa occupano le loro posizioni anche grazie ai rigori ricevuti. Tutte, tranne il Napoli: ma guarda un po’...