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CAMPIO-NATI il 20 MAGGIO 
Oggi è una giornata prolifica per i portieri, infatti auguriamo buon compleanno a: 

PETR CECH, 1982, ceco di nome e di fatto, noto anche come "il portiere col casco". Che indossa dal suo riento dopo lo scontro di gioco in Reading-Chelsea del 15 ottobre 2006, che poteva costargli la vita. Riportò la frattura depressa dell'osso temporale sinistro. "Il medico mi ha proibito di togliere il casco, se lo facessi e succedesse qualcosa non sarei neppure coperto dall'assicurazione". Parto trigemino. Si dedicò al calcio perché la famiglia non aveva i soldi per comprargli il casco da hockey. 

IKER CASILLAS, 1981, ex bandiera del Real Madrid e attualmente al Porto. Dove non è affatto facile fare il port...iere. E difatti il presidente del Porto a marzo lo ha definito "Un fiasco assoluto". "Iker non ha soddisfatto le aspettative ed è responsabile del terzo posto in campionato e della precoce eliminazione in Champions League. Il suo stipendio è fuori dai nostri parametri: so che lo vogliono a New York in MLS, spero sia così". D'altra parte è un grandissimo portiere, ma in carriera ha inanellato parecchie papere, come questa all'ultimo mondiale. 

 
RAFAEL Cabral Barbosa, noto semplicemente come RAFAEL 1990, portiere brasiliano, e panchinaro, del Napoli. 

GIANLUCA BERTI, 1967, ex portiere che ha giocato tra il 1986 e il 2010 in 17 squadre diverse 1. Prato, 2. Olbia, 3 Genoa, 4 Pisa 5 Ancona, 6 Palermo 7 Roma 8 Reggiana 9 Ravenna 10 Empoli 11 Parma 12 Torino 13 Fiorentina 14 Sampdoria 15 Cesena 16 Novara 17 Jolly Montemurlo. Si è ritirato a 43 anni, ma nel 2014 ha giocato nel calcio storico fiorentino. Girava con un biglietto da visita dove si definiva Portiere ex-perto (battutaccia). Nel 2013 si è presentato candidato consigliere a Campi Bisenzio in una lista civica che appoggiava il candidato sindaco del PdL. 

Non è stato portiere, ma è comunque un grandissimo: ROGER MILLA, 1952, ex attaccante camerunense e campione di lomgevità, Esordì a 13 anni e ad USA '94, a 42 anni diventò il più anziano giocatore ad aver segnato in un mondiale. Avvenne nella partita, persa 6-1, con la Russia. Era già stato una stella a Italia '90, dopo che si era già ritirato dalla nazionale. "Nel 1989 mi ero ritirato, ero andato a giocare alla Reunion (nell'Oceano Indiano, ndr) e avevo lasciato la nazionale dopo il successo in Coppa d'Africa '88. Ma la gente mi ha chiesto di tornare per Italia '90; il Camerun aveva un solo centravanti, Omam-Biyik, che non era un centrale d'attacco, ma più una seconda punta". Segnò 4 gol e i "Leoni indomabili" arrivarono, prima squadra africana a riuscirci, ai quarti di finale dove furono fermati dall'Inghilterra e dall'arbitro. "Sono entrato nel 2° tempo (sullo 0-1), ho creato l'azione del rigore dell'1-1 per fallo di Gascoigne, ho dato l'assist per il 2-1 di Ekéké, poi pareggiarono su rigore a pochi minuti dalla fine e il 3-2 arrivò ai supplementari con un altro rigore inventato da Codesal: Lineker si era buttato. Saremmo potuti arrivare in finale. Credo che ci sia stato un complotto per non farci passare, noi non eravamo nessuno, l'Inghilterra invece faceva audience. L'arbitro mi parse troppo felice al fischio finale". Sarebbe potuto venire in Italia. "Se fossi andato prima al Mondiale (il primo fu nel 1982, il Camerun, nello stesso girone dell'Italia fu eliminato pur rimanendo imbattuto) sarei diventato il più grande dopo Pelé! Ma non ho rimpianti, ognuno ha il suo destino. Nel 1981, ero da un anno a Bastia, so che mi cercò la Sampdoria, ma i club non si misero d'accordo perché la Samp offriva poco". E' stato il primo a livello internazionale a festeggiare i gol danzando la Makossa. Due volte pallone d'oro africano, l'Equipe lo ha nominato Calciatore africano del secolo. 


Il 20 maggio era nato anche: 
NEREO ROCCO, 1912- 1979, "el Paron", giocatore di Triestina, Napoli e Padova, ma soprattutto allenatore di Triestina, Treviso, Padova, Milan, Torino, Fiorentina e della Nazionale Olimpica nel 1960. In realtà si chiamava Rok, il padre, che gestiva una macelleria, era di origine slovena, ma fu costretto a italianizzare il nome durante il fascismo. Fu il primo ad importare in Italia dalla Svizzera il catenaccio. All'esordio come allenatore, nel 1947-48 portò la Triestina al secondo posto dietro il Grande Torino e venne pure eletto consigliere comunale per la DC. Nel 1957-58 arrivò terzo col Padova. "Se la stampa avesse protetto decentemente il Padova, il Padova avrebbe vinto di sicuro uno o due scudetti" (Gianni Brera). Al Milan vinse, al primo anno, lo scudetto (e siccome guadagnava meno di tutti, Rizzoli gli regalò una macchina nuova di zecca con un assegno di 5 milioni di lire infilato a mo' di contravvenzione sotto il tergicristallo) e nel 1963 la prima Coppa dei Campioni. Vinse la seconda nel 1969 a cui fece seguito la conquista della Coppa Intercontinentale. E' tuttora l'allenatore più vincente, con 10 trofei, nella storia del Milan. Grande allenatore e grande personaggio. Non voleva essere chiamato mister. "Mister a chi, muso de mona? Mi son il signor Rocco". Amante della buona tavola e del buon vino, era solito stabilire il suo quartier generale in qualche trattoria. Come ricorda Gianni Mura: "Ogni tanto si rivede uno spezzone, in bianco e nero, di un lungo servizio di Gianni Minà a Trieste. Anno 1974: al tavolo, sotto il pergolato della casa di via D'Angeli, Rocco e Brera. Sul tavolo una quantità impressionante di bottiglie, qualcuna se ne vede anche adagiata tra l'erba. E' un esempio di come si trattava (e non si tratta più) lo sport. E non serve dire che è normale, è morto Rocco, è morto Brera. E' morta anche la voglia di fare bene le cose, di dare gli spazi giusti". E comunque questo fu il commento di Rocco alla fine: "Ciò, me gavé fa un danno de mezzo milion". Gli è attribuita, ma probabilmente è un apocrifo questa risposta a chi gli augurava prima delle partite del suo Padova il rituale "vinca il migliore"  "Speremo proprio de no". Una delle massime incomprensioni fu con l'attaccante Speggiorin. Arrivava la Juve di Bettega, a Rocco mancava l'amato stopper Galdiolo più un altro difensore. Giovedì, amichevole a Pontassieve, propose a Speggiorin di stare in difesa per poi giocare, una tantum, in marcatura su Bettega, e Speggiorin abbandonò lo stadio e poi telefonò protestando a Campana, presidente dell'Associazione calciatori. Commento di Rocco: "Posso prendere un terzino e metterlo all'ala e va tutto bene, ma se dico a un'ala di fare il terzino mi metto contro il sindacato". Per la cronaca, con la Juve Speggiorin non giocò e la Fiorentina vinse 4-1. 

Buon compleanno anche a: 
JUANITO GOMEZ, 1985 attaccante argentino del Verona. 
PIOTR ZIELINSKI, 1994, centrocampista polacco dell'Empoli, in prestito dall'Udinese. 
MASSIMO TARANTINO, 1971, figlio di calciatore (Bartolomeo), fratello di calciatori (Giovanni e Giacomo, pur non chiamandosi Aldo), ma non parente di Quentin e neppure nato a Taranto. Ex difensore di Catania, Napoli, Monza, Barletta, Inter (una sola partita in coppa Italia), Bologna, Como, Triestina, Pavia è attualmente responsabile del settore giovanile della Roma, dopo essere stato DS del Pavia e Team Manager del Bologna. 

GRASSADONIA, 1972, ex difensore del Cagliari e varie altre squadre, ora allenatore della Paganese. 
Fabio RUSTICO, 1976, ex terzino destro di Solbiatese e Atalanta. Si è ritirato nel 2006 ed è stato subito assunto in Autogrill (battutaccia). 
GASTON HERRERA, 1979, ex attaccante argentino, nel 2000-01 giocò 2 partite nel Palermo per un totale di 36 minuti. 
DOMENICO DI CECCO, 1983, centrocampista del Catania. 
CAETANO PROSPERI CALIL, 1984, attaccante-centrocampista brasiliano, capitano del Catania. 
GIANMARCO GABBIANELLI, 1994, trequartista del Prato, in prestito dall'Inter. 
LUCA CALAPAI, 1993, difensore del Modena. 
EMANUEL GIGLIOTTI, 1987,  attaccante argentino del Chongqing Lifan (Cina) ex Novara (7 presenze e un gol nel campionato 2010/11). 

Buon compleanno, infine, a: 
DIEGO ABATANTUONO, 1955, "allenatore del Milan".