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Massimo Coda e il Parma. Una storia d'amore nata per sbaglio, tra le parti non c'è subito feeling. Dopo un anno al Nova Gorica, nella fredda Slovenia, a colpi di gol, il ragazzo di Cava de' Tirreni è stato riportato alla base, in attesa di essere ceduto al miglior offerente. Che non si è presentato. Un ritiro passato con la valigia in mano, con un piede e mezzo fuori dal cancelletto di Collecchio, ad aspettare la chiamata del suo agente per la nuova destinazione.

Ma niente, il telefono non squilla, lui si allena, duramente, vuole convincere Donadoni ma sa che è difficile. Quanto è difficile. Con Amauri che non molla di un centimentro, Belfodil rientrato sotto i migliori auspici, Cassano, va beh, Cassano... . Sempre meno spazio, ma niente gli toglie dalla testa che può farcela. Non si scoraggia, corre e suda e comincia a convincere Donadoni che gli assicura: "Massimo, contiunua così che il tuo momento arriva". E il suo momento è arrivato. Gol e assist con il Chievo, gol con il Genoa anche se inutile, gol nell'amichevole con lo Shakhtar di Lucescu.
Insomma, meno male che c'è Coda, in questo avvio di campionato contraddistinto dalle brutture di un Parma irriconoscibile. Lui se la sta cavando bene, fa sempre bella figura, mette a disposizione la sua sapienza tattica verso i compagni, il suo spirito di sacrificio e la sua duttilità. Coda c'è sempre. Donadoni riparte da lui, approfitta della pausa e lavora su di lui, e su una squadra che lo sostenga di più, perché ha capito che Massimo i gol li sa fare.

Con Cassano come partner, con lui più libero da vincoli tattici, di gol ne potrebbero arrivare tanti. Un'aggiustatina alla difesa, qualche ritocco la in mezzo e la buona stella di FantAntonio. Per il resto c'è Coda... almeno.