Basta una piccola Lazio per strappare i tre punti a un piccolissimo Frosinone. Il peso della faticaccia di giovedì nelle gambe, la testa ancora a far festa negli spogliatoi di Milano, il pensiero di dover giocare di nuovo fra tre soli giorni. Vabbé, le attenuanti ci sono. E fortuna per Inzaghi che il Panterone Caicedo ha estratto dal cilindro quel che non ti aspetti, perché nelle sue corde il gol non è in primo piano. Il Panterone è un ecuadoregno dal fisico imponente e dalle movenze feline, ma non svelto né cecchino implacabile, bensì uno di quei giocatori definiti dal colorito gergo calcistico "di sponda", che non è un fiumarolo bensì un elemento che fa il muro per gli altri.

Beh, stavolta il "muro" ha colpito giusto, quinto gol delle due stagioni laziali (una e mezza, per la precisione), una bella girata radente il palo a destra di Sportiello su suggerimento del solito Luis Alberto. Correva il 35' del primo tempo, gol apparso quasi inevitabile e vittoria in cassaforte. Così presto? Certo, si è capito che il Frosinone non aveva la qualità né la forza di pungere. La Lazio ha messo la moviola alla partita abbassando ritmi e intensità. Palla al genietto spagnolo e vai col tango. L'unico batticuore Inzaghi e i suoi prodi l'avevano provato dieci minuti prima, quando l'arbitro Fabbri aveva decretato un calcio di rigore per trattenuta di Bastos su Ciano. Rigore si o no? Il Var chiama, Fabbri va al video e torna su suoi passi (giustamente, credo).

Così la Lazio ha tirato a campare sino alla fine, correndo qualche rischio - questo sì - nel previsto assalto finale dei gialli di Ciociaria, rischi piuttosto seri all'84' e 85', quando Pinamonti ha alzato sciaguratamente il pallone su invito al bacio di Ciano e poi Trotta ha sbattuto contro un coraggioso Strakosha. Frosinone con tre punte nel finale convulso, dento anche Daniel Ciofani, la cui assenza - fra tanta povertà - si giustificherebbe solo con malanni fisici che però non risultano.

Pensare che questa squadra, il Frosinone, ha rifilato pochi giorni fa quattro pappine al Bologna vincitore poi sul campo dell'Inter sembra uno scherzo, e invece è incredibilmente vero. Squadra con assenze importanti, vero, ma avara di idee, con un Mensah che a centrocampo sembra il giapponese che non ha capito che la guerra è finita e il debuttante Viviani che predica nel deserto. Davanti Ciano, di una spanna superiore ai compagni, non ha mai trovato collaborazione. Il gol è un problemone per Baroni, non a caso quello frusinate è il peggiore attacco della A (16 gol in 22 partite) ed è l'unica squadra a non avere mai vinto in casa.
La Lazio vista contro Juve e Inter avrebbe fatto polpette di questo avversario, ma era in riserva, come ho detto.

Luis Alberto l'ha presa subito per mano, prima da mezz'ala a tutto campo, poi da rifinitore dietro Immobile, fino al 63’ quando si è bloccato facendo gelare il sangue a Inzaghi e il migliaio e oltre di tifosi biancoazzurri. Uscendo ha rassicurato la panchina, "solo crampi", ma qualche dubbio resta. Giustamente Inzaghi ha ruotato alcuni titolarissimi con i panchinari, a cominciare da Leiva rimpiazzato - neanche malaccio - da Badelj. Anzi, dal 56', allorchè il brasiliano lo ha rilevato, la Lazio ha sofferto di più. La squadra romana è mancata soprattutto sulle corsie esterne. Marusic non ha approfittato della molle guardia di Kranjc, pur vincendo qualche duello. Durmisi a sinistra non ha mai preso un'iniziativa (il suo acquisto rimane un mistero glorioso), il suo compito pareva soltanto quello di passare la palla indietro.

Immobile era sulle ginocchia, generoso come lo conosciamo ma inoffensivo. Avrebbe bisogno di riposo, gioca incessantemente, o quasi, da due anni, ma una seconda punta decente Lotito non l'ha mai regalata al suo allenatore. Anche Parolo ha giocato al piccolo trotto, anche Radu. Luis Alberto di gran lunga migliore in campo. Regista totale e geniale. Solita inappuntabile regia difensiva di Acerbi, alla sua duecentesima partita da titolare in serie A. Col minino sforzo la Lazio ha raggiunto in classifica la Roma riposizionandosi nella baruffa per la Champions. Domenica c'è l'Empoli in casa, ottimismo fra laziali: da due anni la loro squadra vince tutti i duelli, sul proprio e altrui campo, con le tre neo promosse, con l'unica eccezione di uno 0-0 con la Spal. Per il Frosinone sarà durissima sino alla fine.

IL TABELLINO

Frosinone-Lazio 0-1 (primo tempo 0-1)


Marcatori: 35' p.t. Caicedo (L)

Assist: 35' p.t. Luis Alberto (L)

Frosinone (3-5-2): Sportiello; Capuano, Salamon, Krajnc (30' s.t. Ciofani); Zampano, Chibsah, Viviani (30' s.t. Sammarco), Valzania (35' s.t. Trotta), Beghetto; Ciano, Pinamonti. All. Baroni.

Lazio (3-4-1-2): Strakosha; Bastos, Acerbi, Radu; Marusic, Parolo, Badelj (11' s.t. Leiva), Durmisi, Luis Alberto (20' s.t. Lulic); Caicedo (12' s.t. Berisha), Immobile. All. Inzaghi.

Arbitro: Fabbri di Ravenna.

Ammoniti: 29' p.t. Parolo (L), 44' p.t. Caicedo (L), 15' s.t. Leiva (L), 20' s.t. Ciano (F), 34' s.t. Strakosha (L), 46' s.t. Durmisi (L).