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Carlos Queiroz, commissario tecnico dell'Iran, ha preso la parola in conferenza stampa dopo la pesante sconfitta per mano dell'Inghilterra. Ma l'attenzione si è presto spostata su altri temi, come la scelta dei suoi calciatori di non cantare l'inno nazionale, una presa di posizione che ha suscitato la reazione e i fischi di una parte dei sostenitori presenti oggi sugli spalti. "I miei ragazzi non stanno vivendo una situazione ambientale semplice, in termini di concentrazione e per i problemi che li circondano. Sono esseri umani, hanno figli e hanno un sogno, che è giocare per il loro paese, per la propria gente", ha detto l'allenatore portoghese.

Che poi ha rincarato la dose: "Sono orgoglioso di come hanno reagito, di come hanno lottato. Negli ultimi anni abbiamo ricevuto il sostegno di tutto il mondo, ma ora no e non capisco perché vengano allo stadio per non fare il tifo per noi. Che rimanessero a casa. Non abbiamo bisogno di loro se non vogliono appoggiarci, non ci serve gente che ci stia vicino solo quando si vince". Frasi fortissime che, unite alla precisa scelta politica dei suoi giocatori di solidarizzare con la protesta giovanile nel paese contro il regime degli ayatollah, faranno certamente molto rumore.