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Rammento le tantissime trasferte fatte per raccontare della Juventus che avrebbe giocato contro il Chievo. Arrivare il giorno prima della gara e fare un giro in quella minuscola frazione di Verona, dove poi la partita si sarebbe giocata, era consolante e allo stesso tempo quasi surreale. Come atterrare su di un pianeta non sconosciuto, ma assolutamente differente da quelli che, domenica dopo domenica, attendevano per il canonico rituale del pallone. Diversamente dagli altri popoli tifosi, quello della squadra veronese rappresentava l’enclave di una passione educata e sportivamente esemplare la quale dovrebbe essere praticata sempre e ovunque, fuori e dentro ogni campo da gioco.

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