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    Sampmania: credo di essere ad un passo dall'esaurimento

    Sampmania: credo di essere ad un passo dall'esaurimento

    • Lorenzo Montaldo
    Credo di avere un principio di esaurimento. Non è colpa della Sampdoria di Pirlo in senso stretto, più della Sampdoria in generale. E’ un esaurimento che parte da lontano, e se permettete lo considero pure piuttosto legittimo. Nell’ultimo anno, in campionato, ho visto la Sampdoria vincere una volta in casa. Una vittoria, una, in 365 giorni. Era il 3-1 al Verona, e tra l’altro me lo sono perso. Prima che lo pensiate no, non sono io a portare sfiga: abbiamo anche buscato senza la mia presenza al Ferraris. In realtà, con i miei compagni/colleghi di stadio stiamo provando tutti i rituali possibili per esorcizzare questa maledizione che avvolge la Sampdoria come una nube nera, e credo che stiano facendo lo stesso gli oltre 20.000 di Marassi. Non c’è stato verso. Niente di niente. Se le cabale di 20.000 persone non hanno ancora funzionato, significa che l’anatema lanciato sui blucerchiati deve essere stato particolarmente forte. 

    Ieri, ad un certo punto, ero convinto che fossimo riusciti a scrollarci di dosso anche le ultime scorie radioattive rimaste sulla nostra pelle a distanza di nove anni dal disastro nucleare arrivato ad un passo dallo spazzare via la Samp. Non mi vergogno a dire che, per oltre un’ora di gioco, ho visto una bella Sampdoria. Propositiva, convinta, a tratti persino divertente. Tra primo tempo e inizio ripresa, i blucerchiati erano in pieno controllo della partita, tanto è vero che la frazione iniziale si è chiusa con 9 tiri per l’undici di Pirlo, e soltanto 3 (peraltro mai pericolosi) del Venezia. La Samp ha avuto più occasioni, ha battuto più angoli, e ha sfiorato la rete in almeno due-tre circostanze, prima del gol di Pedrola. 

    Pure dopo la marcatura dello spagnolo, il Doria ha continuato a creare e a sciupare.  Ecco, se vogliamo trovare dei demeriti, nei primi 60 minuti, possiamo citare i soliti: cinismo sottozero, e la stessa ‘cattiveria’ agonistica di Madre Teresa di Calcutta. Che serva un centravanti di un certo spessore, e che La Gumina e probabilmente De Luca non siano all’altezza se ne sono accorti anche i sassi, non credo di doverlo scrivere io. Già ma allora come è stato possibile perdere una partita incanalata su questi binari? Me lo chiedo da ieri, e l’unica spiegazione plausibile riguarda i cambi. I giocatori che sono entrati non sono stati all’altezza di quelli usciti. Semplice, forse troppo, ma alla fine il calcio non è poi così complesso.

    Se levi Borini, Ricci e Depaoli dal campo, il Doria perde tre titolarissimi, un terzetto in grado di trasfigurare il volto della squadra. Con Borini, Depaoli e Ricci in campo, la Samp è da play off, senza è da play out. Esagero? Forse sì, ma rappresentano un terzo della squadra. Tanto è vero che, dopo le sostituzioni, il Venezia è uscito fuori dal suo bunker in maniera prepotente. Nella seconda frazione, i lagunari hanno tirato 10 volte, contro le 8 doriane, hanno creato 4 grandi occasioni, hanno centrato una traversa, schiacciando gli avversari. Gli ingressi di Vieira, Panada e Lemina per i blucerchiati non solo hanno abbassato il baricentro della formazione di Pirlo, ma non hanno neppure restituito brillantezza fisica ad una squadra che sino a quel momento aveva speso molto. 

    Nonostante ciò, ai ragazzi di Vanoli sono serviti due calci piazzati per abbattere i padroni di casa. Se il primo gol è il classico colpo di testa che ti fa venire il nervoso, ma lo accetti, il secondo invece grida vendetta. Il fallo da cui origina la punizione di Tessmann è sciocco, vero, ma purtroppo l’incertezza di Stankovic è macroscopica.  Avevo difeso il portiere serbo dopo il Pisa, e credo ancora che sarebbe sbagliato crocifiggerlo in maniera troppo dura adesso. Intanto giocherà lui, ancora per un bel po’ di partite, per un sacco di motivi non necessariamente di campo. Mettetevelo in testa. Tanto vale aiutarlo, e sperare che si sia trattato solo di incertezze temporanee, dovute all’emozione e alla poca esperienza. Purtroppo però bisogna fare anche cronaca, e la svista di ieri è totalmente differente dall’inciampo di venerdì scorso.

    La papera con il Pisa era stata un errore a livello concettuale, forzata dalle richieste di Pirlo, da un movimento sbagliato dei compagni e da un fondamentale che per i portieri è sì importante, ma non determinante, ossia giocare con i piedi. Il gollonzo di ieri invece evidenzia delle carenze tecniche: Stankovic mette solo un uomo in barriera, si piazza male, si lascia ingannare da un possibile cross e soprattutto ha poca reattività ed esplosività nell’andare a prendere quella palla, non una fiondata. Soprattutto, vede partire da lontano la conclusione, e non sembra schermato da compagni o avversari. 

    Sulle responsabilità di Pirlo, concedo attenuanti. Vero che le sostituzioni hanno trasfigurato in negativo la Samp, ma è altrettanto vero che la panchina ieri era infarcita di calciatori nati dopo il 2000, o di elementi non all’altezza dei titolari. Tra l’altro, a mio modo di vedere il mister aveva messo in partenza la miglior formazione possibile, operando anche i correttivi che tutti ci auguravamo dopo il Pisa. Sono curioso di vedere come girerà la Samp con tutti i titolari in piena condizione, e sono curioso di vedere come si concluderà questo mercato. Nel frattempo, preparate olio, sale, cornetti portafortuna e tutto il repertorio assortito anti malocchio. Prima o poi, questa cappa di pesantezza dovremo squarciarla in qualche modo.

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