Commenta per primo
Diciamo la verità: non troverete nessun tifoso di una qualunque compagine di Serie A che apprezzi la sosta per le nazionali. Due settimane senza campionato e senza la propria squadra del cuore non passano più. Lo stesso dicasi per noi, che di calcio scriviamo tutti i giorni. Chiunque capisce l'esigenza delle gare valide per le qualificazioni, ma lasciatecelo dire: che noia. Domenica, però, torna la Serie A. Torna lo stadio, e con esso tornano i risultati che cambiano la percezione che si ha del momento di questa o di quella società in un battibaleno. Prendiamo ad esempio la nostra Sampdoria. Vi immaginate l'umore della piazza, se i blucerchiati fossero tornati da Udine con tre, o anche soltanto con un punto? Il Doria sarebbe in paradiso, letteralmente.

L'esame di maturità fallito con i bianconeri non ha di certo minato le convinzioni di una squadra che nei 90 minuti con il Milan ha forse raggiunto il punto più altro da parecchi anni a questa parte. Di sicuro, il match con i rossoneri ha rappresentato la massima vetta di gioco che si sia vista al Ferraris dal ritorno in Serie A. La Samp sa quello che deve fare, come deve farlo, in quale istante, e il merito è tutto di quel puntiglioso, preparato, maniacale, accurato allenatore che siede sulla panchina doriana e che ha saputo creare una filosofia, prima ancora che uno stile di gioco. La Samp passa sempre per vie centrali, e forse è anche questo il motivo per cui contro il Milan i doriani sembrano il Real Madrid, mentre qualche giorno dopo hanno commesso clamorosi errori dovuti ad un'evidente mancanza di concentrazione. Gli stimoli c'entrano, d'accordo, ma la componente principale è la maturità. Una qualità che non si può costruire 'in laboratorio', pardon, in allenamento, non la può infondere l'allenatore (il lavoro del tecnico arriva sino ad un certo punto, non oltre). La maturità dipende da chi in campo ci va fisicamente, dai giocatori. Il mister può incanalarla, può insegnare ad usarla, ma a svilupparla devono essere i calciatori. Questo è il compito di gente come Silvestre e Quagliarella, due che hanno vissuto spogliatoi importanti, due che sanno come 'si sta al mondo' (pallonaro, si intende).

Ecco perchè la partita con l'Atalanta sarà forse la più complessa di tutto il ciclo. I bergamaschi sono una via di mezzo tra il blasonato Milan e l'Udinese in difficoltà. Sono una squadra organizzata, che ha meno 'nome' dei rossoneri ma in questo momento gioca meglio, di gran lunga anche. L'Atalanta è come la Sampdoria, speculare perchè tutti nell'undici nerazzurro sanno tutti esattamente in ogni momento come comportarsi e cosa contrapporre ai movimenti avversari. La formazione di Gasperini gioca bene palla, è brava a creare superiorità numerica al limite dell'area allargando nel contempo la difesa schierata, attacca benissimo sulle fasce - punto dolente della rosa di Giampaolo - e chiude perfettamente i varchi per vie centrali. In sostanza, è molto molto più difficile giocare contro all'Atalanta, che non fare bella figura con il Milan. Anche perchè la Dea sta vivendo quello che forse è il miglior momento in assoluto della sua storia.
Giampaolo, però, ha avuto ben 11 giorni per studiare le contromosse. Per un allenatore del genere, contare sulla sosta è una manna dal cielo. Nelle prossime 72 ore, ne sono abbastanza certo, il mister della Sampdoria studierà una contromisura all'Atalanta. Il filo conduttore, però, resta sempre lo stesso: non snaturare le caratteristiche che, con grande fatica, ha costruito mattoncino per mattoncino. Quando la Samp riuscirà a imporle sempre, su qualunque campo, avrà fatto il definitivo salto di qualità. Sino ad allora, affidiamoci a Giampaolo, alla sua verve e alla sua creatività: è questa la miglior assicurazione che abbiamo sul futuro.

Twitter
@MontaldoLorenzo