Di solito ho una gran voglia di mettermi al computer dopo una partita della Sampdoria, per buttare giù le prime impressioni a caldo e non scordare niente. Oggi invece sono le 23.42, la partita è finita da quasi sette ore e ancora non ho trovato il punto di partenza per descrivere la partita del Doria. Forse perchè i blucerchiati non hanno praticamente giocato. Prendere 4 gol in casa in questo modo è inaccettabile. Anche Giampaolo ha utilizzato lo stesso termine, e in effetti è un boccone che non si può digerire. Ci eravamo convinti che figure del genere fossero ormai alle spalle, ma per la seconda volta nell'attuale campionato dopo la trasferta di Udine, la Sampdoria non è scesa neppure in campo.

Attenuanti ne possiamo cercare quante volete; ce ne sono varie macroscopiche, ovviamente. La condizione fisica precaria, ad esempio. La Sampdoria vista contro il Torino era una squadra azzoppata, infarcita di giocatori non al meglio o spompati. Cosa preoccupante peraltro dopo sole 11 giornate di campionato. Per addolcire la pillola potremmo mettere dentro al commento del match analisi tattiche: il Toro ha fatto quello che doveva, ossia pressare altissimo, 'sporcando' il primo passaggio in uscita dei doriani e impedendo la manovra. Potremmo parlare di un arbitraggio a mio modo di vedere condizionante, potremmo pure dissertare della mancanza di cinismo degli attaccanti e di una difesa che sino alla partita con il Sassuolo sembrava quella dell'Italia ai Mondiali del 2006, e che dall'incontro con il Milan in poi all'improvviso si è trasformata in quella del Doria targato Montella. Potremmo anche nasconderci dietro alla grande prestazione del Torino, che è stato semplicemente più bravo della Samp, potremmo persino appellarci ad un po' di sfortuna, perchè no, anche se è riduttivo. Sarebbe interessante andare a ricercare le varie cause, ma onestamente dopo una partita così non ho nemmeno un gran interesse a farlo. Ci sarà tempo e modo. 

Anche Giampaolo avrà qualcosa su cui riflettere: Mazzarri gli ha rifilato una lezione coi fiocchi, annientando con un centrocampo a cinque ogni velleità blucerchiata. Per carità, il tecnico di San Vincenzo può concedersi il lusso di lasciare in panchina Soriano e Zaza, che alla Samp sarebbero probabilmente titolari inamovibili, segno che la differenza di organico esiste ed è evidente. Ma la partita a scacchi a distanza l'ha vinta lui. Spero che i calciatori della Samp abbiano capito che l'applauso lungo e persino commuovente tributato dal Ferraris al termine di un match finito 1-4 per gli ospiti, dopo un pomeriggio che sa di bagnato, di novembre e di rimpianti, bisogna continuare a meritarselo. Senza tirare i remi in barca dopo un terzo del campionato. Quello di ieri era un incoraggiamento 'sulla fiducia'. Se si 'alza l'asticella', come hanno detto tanti, poi è necessario mantenere le aspettative. Che non vuol dire vincere tutte le partite, per carità, ma nemmeno abbandonarsi all'autocommiserazione senza nessun accenno di reazione. 

Concludo questo Sampmania con un'annotazione di carattere generale: prima di chiedere spazio – direttamente o indirettamente, per bocca di agenti, stampa o in qualche intervista -  si dovrebbe dimostrare di meritarlo. E non mi riferisco soltanto a Caprari, a cui peraltro ieri non ne andava dritta una. Parlo anche di altri calciatori e delle loro pretese, più o meno legittime. Siamo ancora in tempo per indirizzare la stagione, la classifica è estremamente densa lì al centro. Ma è obbligatorio rendersene conto. Per guardare a chi sta sopra, ai piani alti della Serie A, si deve alzare la testa, e non accettare supinamente un pomeriggio di questo genere. Il posto va guadagnato, esattamente come gli applausi.