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Appena arrivato a Genova, Mimmo Di Carlo aveva più volte ripetuto di voler continuare il lavoro di Del Neri: applicazione del 4-4-2 con le ali 'volanti' a dare man forte ai gemelli Cassano e Pazzini, che in attacco avrebbero dovuto fare la differenza, proprio come l'avevano fatta la stagione passata. Tutto il ritiro è stato improntato su questa idea di gioco; sul mercato l'arrivo di Guberti aveva rafforzato la convinzione di poter continuare sulla strada delneriana. Poi però ecco la trasferta di Brema: il 4-4-2 era sì quello di Del Neri, ma la Samp sembrava diversa, sfilacciata e con poca forza per aggredire e ripartire. Una squadra che Di Carlo non sentiva sua, una creatura a metà che nel secondo tempo si è persa completamente.

Da lì il tecnico di Cassino ha deciso di ripartire a modo suo: abbandono del 4-4-2 e passaggio al rombo di centrocampo tanto caro dopo l'esperienza con il Chievo Verona. Ritmo molto alto e tre centrocampisti pronti ad aggredire e a rilanciare subito verso gli attaccanti. Prove generali il lunedì prima della sfida decisiva contro il Werder Brema, poi in campo con Guberti alle spalle di Cassano e Pazzini, e tedeschi completamente in bambola. A fine gara la delusione, cocente davvero, ma la netta sensazione che Di Carlo avesse preso veramente in mano la squadra.

La conferma arriva cinque giorni più tardi contro la Lazio a Marassi. Il rombo viene riproposto con gli stessi effettivi: Palombo è ora più libero di fare gioco, Dessena è un'ira di dio che insegue tutto ciò che si trova sul rettangolo verde che non abbia una maglia blucerchiata, e Guberti è la classica zanzara che non fa ripartire gli avversari e poi punge e fa maledettamente male. Ovviamente bisogna ancora migliorare qualche situazione di gioco: Pazzini per esempio è sembrato a tratti troppo solo, Semioli dovrà lavorare molto per inserirsi in una posizione di campo che non ha mai occupato, ma la strada intrapresa è quella giusta.