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Crescono gli avversari del Napoli. L’Inter ha finito gli esami, la Juve si è rimessa a suo modo in riga, la Roma è una squadra non generosa ma ormai completa, la Lazio insiste.

Partiamo dalla Juve: ha vinto in dieci, ha dilagato nel finale, ha sofferto molto lungo la partita. Mi è sembrata trascorsa la vecchia Juve inossidabile del passato. Già un anno fa ha vinto perdendo con regolarità cinque partite, mai per un brutto momento, ma per semplice inferiorità in alcune partite. Gli scudetti di Conte sono arrivati una volta senza sconfitte e una volta perdendo due volte. Se giudico la partita il risultato di Udine è miracoloso, sei gol segnati senza Mandzukic. Se giudico il gioco c’è qualcosa di diverso, di non esatto nella Juve, che la riporta in mezzo al gruppo. È una squadra fortissima, dura, con attributi, ma senza più la superiorità dei sei anni trascorsi. Dybala resta ancora nascosto, Higuain si nota soprattutto per la mano che dà per integrare l’assenza di Mandzukic.

È sembrata stavolta inferiore sia al Napoli di sabato sia all’Inter. Forse alla stessa Roma di Torino che non ha vinto benissimo, non c’è stato un vero tiro in porta durante tutta la partita, Dzeko non ha visto un pallone, ma è così che vincono gare improbabili le grandi squadre. La Roma si iscrive al club di quelle che comandano per come gestisce le sue trasferte medio-alte, quattro vittorie senza subire un gol. Poi due sconfitte appena l’asticella si alza (Inter e Napoli all’Olimpico). È solida e con meno fantasia, ma Di Francesco la mescola bene, inventa inserimenti dei centrocampisti (Nainggolan, Pellegrini) che partono dalle fasce e finiscono con tagli interni.

Su tutto e su tutte mi sembra si allunghi un tappeto di piccola lentezza. Sono grandi squadre complessive che rendono diversa la stagione, che scavano una differenza profonda, ma fanno il loro vecchio gioco di possesso e inserimenti. Niente di veramente nuovo. La Juve su questo ramo è più avanti, ma non ha più sicurezze, non esiste più la difesa impenetrabile, ha preso 6 gol nelle ultime tre partite, questo significa squilibrio, doverne sempre fare molti per vincere. Ma significa anche una bellissima stagione per tutti.

di Mario Sconcerti per il Corriere della Sera