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Lotito oramai è diventato un “caso-Nazionale”. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. Ma a pagare di “dazio” di quel “tardi”, siamo stati soprattutto noi, che per anni siamo stati dipinti come irriconoscenti, come pazzi, a volte addirittura come estorsori, come registi occulti o nella migliore delle ipotesi come pecore che seguono il pastore di turno oppure come burattini manovrati da qualche burattinaio.

Ci hanno messo anni a scoprire qual è il vero volto e soprattutto il “modus agendi” di quello che rischia di passare alla storia come il personaggio più ingombrante nella storia del calcio italiano. Un Moggi del terzo millennio, ma che al contrario del vero Moggi non porta nessun beneficio del suo presunto potere alla società che guida, ma se possibile attira ancora più antipatie di quante ne attirava verso la Juventus il vecchio“Lucky Luciano”, capace di chiudere un arbitro (Paparesta) in uno stanzino (a Reggio Calabria), perché reo di aver secondo lui danneggiato la Juventus ma mai arrivato a invadere il campo in ambito nazionale come ha fatto in questi ultimi giorni il “Cavaliere Oscurato”.

“Lotito è sempre al seguito dell'Italia, secondo molti in maniera forse un po' troppo ingombrante. Evidentemente non ha di meglio di cui occuparsi nella vita, e quindi si occupa della Nazionale. Dopo il malcontento suscitato a Bari dall’eccessivo presenzialismo del gestore della Lazio, i mugugni di qualche giocatore e lo sfogo pubblico di De Rossi, è arrivata ora la frecciata del direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni. Come nel caso della dichiarazione di Daniele De Rossi, qui non si tratta di schierarsi a seconda del tifo, perché chi è della Lazio non si schiera mai dalla parte di uno della Roma e per giunta contro la Lazio.

Il problema qui non è il tifo, ma il personaggio e le antipatie che sta riversando sulla Lazio, simili al diluvio che la notte scorsa si è abbattuto su Roma. Perché all’inizio, finché il “Cavaliere Oscurato” riservava le sue “attenzioni” solo ai tifosi della Lazio, il problema era solo ed esclusivamente nostro.

Quindi il “Cavaliere Oscurato” era considerato folkloristico, addirittura simpatico, qualcuno si era spinto a dipingerlo come un genio o come un innovatore e una risorsa importante per il calcio italiano. Ora, nel giro di pochi mesi, è diventato all’improvviso un problema nazionale. Ma il personaggio, è sempre lo stesso. Sono cambiati solo gli occhi di chi lo guarda o il pensiero di chi giudica.
Io non sposo né lo sfogo di De Rossi né la frecciata di Baldissoni, perché avrei preferito sentirle dire ad esempio da Buffon e da Agnelli le stesse cose, perché sappiamo tutti che le pensano. E sicuramente sarebbero state accolte in modo diverso e non relegate come semplici frecciate da derby.

Perché se cerchiamo di staccare il chi ha detto certe cose dal contenuto delle frasi pronunciate, come si fa a non concordare? Da sempre condanniamo la smania di protagonismo di chi guida la Lazio, sempre pronto a sfruttare la vetrina mediatiche e ad apparire quando le cose vanno bene, salvo poi defilarsi quando c’è da assumersi le responsabilità di una sconfitta o di un fallimento.

Da sempre sosteniamo che per il “Cavaliere Oscurato” la Lazio non è hobby o un qualcosa in più da aggiungere alla sua vita lavorativa, ma il suo vero lavoro, la sua attività principale e da tanti punti di vista anche la sua principale fonte di guadagno: sicuramente a livello di potere e di immagine, ma come abbiamo scoperto leggendo attentamente i bilanci anche a livello economico… visto che nel giro di tre anni siamo passati dai 3 milioni di euro scarsi versati dalla Lazio alle “parti correlate” (ovvero alle aziende di proprietà dell’azionista di maggioranza) al 10,280 milioni di euro dei primi nove mesi della passata stagione. E siamo in attesa del bilancio al 30 giugno 2014 per scoprire a quanto ammonta l’obolo finale versato dalla Lazio nelle casse delle sette società del “Cavaliere Oscurato”.

Quindi, quando Baldissoni sostiene che “Evidentemente non ha di meglio di cui occuparsi nella vita, come si fa a dargli torto? Quale altro presidente di Serie A si potrebbe permettere di stare per una settimana intera al seguito della Nazionale tra Bari e Oslo (a spese della Federcalcio…), dopo aver passato tutta l’estate a fare campagna elettorale per Tavecchio presenziando ogni consiglio di Lega dalla Serie A alla Serie D, senza considerare i consigli federali? Nessuno…
E questo dimostra che non eravamo così folli quando dicevamo che la Lazio potrebbe fare tranquillamente a meno di Lotito, mentre è il “Cavaliere Oscurato” che non si può permettere di fare a meno della Lazio e della vetrina mediatica che gli ha garantito l’essere l’azionista di maggioranza di una delle società più importanti d’Italia. E soprattutto una società che ha sede a Roma e che rappresenta un biglietto da visita in grado di consentire l’ingresso in qualsiasi salotto e in qualsiasi “palazzo”. Poi, è chiaro, bisogna essere bravi a “braccare” e a“martellare” il prossimo come fa il “Cavaliere Oscurato”, ma è indubbio che se fosse semplicemente il proprietario del Bari o della Salernitana (due nomi a caso…), non avrebbe né la visibilità né il potere di cui gode grazie alla Lazio.


E’ lì il segreto, è lì il motivo della nostra condanna e il perché dal 2004 a oggi, nonostante contestazioni feroci, boicottaggi e sondaggi che lo portano al minimo storico di popolarità tra quella che dovrebbe essere “la sua gente”, questo personaggio non ha mai detto “nessuno mi ha chiesto la Lazio”, ma ha sempre ripetuto “non venderò mai la Lazio”. Un imprenditore normale, davanti al crollo di presenze allo stadio e di tutte le voci legate alle entrate relative alla vendita del prodotto Lazio ai tifosi, avrebbe detto “se si presenta qualcuno, mi faccio da parte”. Lo ha detto a Salerno, non lo dirà mai a Roma, perché un’altra “vacca da mungere” come la Lazio e un’altra società in grado di garantirgli la stessa vetrina mediatica, non c’è. Perché certe botte di c..o (per lui, non per noi…) non capitano mai due volte in una vita, neanche a uno fortunato come lui.

Per questo ha aggirato anche le regole di mercato accettando il rischio di una condanna penale (arrivata in via definitiva, ora si aspetta solo di conoscere la pena, se il Tribunale di Milano si degna di depositarla…) pur di blindare la sua posizione all’interno della Lazio. Per questo ha sempre chiuso la porta in faccia a qualsiasi investitore disposto a rilevare la società. Per questo non ha mai accettato neanche un socio, perche è a lui interessa mantenere il controllo assoluto del giocattolo e non vuole correre nessun rischio di mettersi dentro casa qualcuno che potrebbe fargli in qualche modo ombra. Stesso discorso anche nella gestione della società. Vuole essere il padrone e il protagonista assoluto del mondo-Lazio, quindi è inaccettabile per lui la presenza in società di qualcuno che ha fatto la storia di questo club e che per questo è amato dalla gente. Niente ex, quindi, ma anche niente allenatori o giocatori di grande personalità: meglio figure di secondo piano o gente dal basso profilo.

Tutto questo è valso fino ad oggi solo ed esclusivamente per la Lazio, ora la cosa si sta estendendo anche alla Federcalcio e alla Nazionale, perché il personaggio è lo stesso e di sicuro non cambia “modus agendi”. Per questo, fino ad oggi il “Cavaliere Oscurato” era solo un nostro problema ed ora sta diventando un problema Nazionale.

E lo sarà sempre di più, perché lui non si fermerà davanti ai mugugni di qualche giocatore, alle frecciate di qualche dirigente e neanche davanti agli editoriali di fuoco usciti in questi giorni su tutti i maggiori quotidiani italiani, sportivi e non. Lui non si fermerà mai, fino a quando non arriverà il suo 11 settembre. Perché prima o poi arriverà e anche lui crollerà come quelle Torri Gemelle, perché la storia ci ha insegnato che nulla può durare per sempre, che nessuno è invulnerabile e che qualsiasi simbolo può essere abbattuto. E lui neanche lui potrà sfuggire a questa legge della natura.

Giorgio Cerri per sslaziofans.it

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