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Anche il dodicesimo uomo in campo rischia d'essere portoghese. È questo il cattivo pensiero che serpeggia fra i tifosi del Torino. Fra due giorni la squadra di Walter Mazzarri giocherà in casa la gara d'andata per l'accesso alla fase a gironi dell'Europa League. Affronterà il Wolverhampton Wanderers, squadra infarcita di calciatori portoghesi e/o riconducibili al super-agente Jorge Mendes (che è anche partner d'affari di Fosun, il conglomerato cinese proprietario dei Wolves). E qual è la nazionalità dell'arbitro scelto dall'Uefa per dirigere la gara? Che ci crediate o no, è portoghese.

Si tratta del signor Artur Soares Dias, quarantenne di Vila Nova de Gaia, la cittadina che si trova al centro del distretto produttivo del vino Porto. Non deve essere evenienza complicata che nella quotidianità – e per puro caso, sia ben chiaro – egli s'imbatta in Jorge Mendes, che a Porto risiede e proprio in città (per l'esattezza in Avenida da Boavista, dopo una lunga permanenza in Praça Bom Sucesso) ha eletto al sede principale di Gestifute e di Polaris Sports. Ma ovviamente l'incrocio fortuito non è una colpa. Né è una colpa parlare in campo la stessa lingua di gran parte dei calciatori che giocano da una parte sola. Quest'ultimo è uno fra gli effetti possibili del calcio globalizzato, e può capitare a un arbitro portoghese come a un collega polacco o serbo.

È invece una colpa grave quella messa a segno da chi ha compiuto una designazione del genere: l'Uefa. Perché nessuno, in via preventiva, mette in dubbio l'obiettività e la terzietà del signor Soares Dias. Sarà il campo a dire. Ma di sicuro c'è che questa designazione si presenti totalmente inopportuna. C'è in ballo un obiettivo importante per entrambe le società. E quando la posta in palio è così alta, bisogna che la competizione si svolga al riparo da qualsiasi ombra. E invece giovedì sera, quando le squadre scenderanno in campo all'Olimpico di Torino, le ombre saranno lunghissime.

@pippoevai