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Zazzaroni: chi parte e chi (purtroppo) resta

Zazzaroni: chi parte e chi (purtroppo) resta

 

Verratti, Destro, Insigne, Immobile, Ogbonna, Balotelli, Poli, El Shaarawy, Florenzi, Borini, De Luca: un po’ del nostro domani, del futuro del calcio italiano, è dentro questi ragazzi che ieri non si sono uniti al pianto generale perché se hai vent’anni, fai il calciatore di professione e ti sei già conquistato un po’ di spazio e luce, non puoi versare lacrime. Non ne hai il diritto.
 
Così, abbiamo salutato Del Piero (non mi sono ancora ripreso dal game over di Baggio), Gattuso, Nesta, Zambrotta, Di Vaio, Inzaghi e adesso guardiamo avanti. Prandelli ci ha dato una mano chiamando Verratti, Destro, Borini, Ogbonna e perdonando Balo (una consuetudine, ormai), quasi a voler dire: ripartiamo da qui.
 
Il problema non sono i giovani che non mancheranno mai: il problema sono i vecchi che non ci emozionano, ci frenano e non hanno alcuna intenzione di andarsene: i federali che ci sono sempre stati, gli imprenditori per i fondelli impegnati esclusivamente a tappare i buchi che essi stessi hanno creato.
 
I giovani che si muovono nell’area dei vecchi sono destinati a crescere in fretta e male.
 
PS. Ieri pomeriggio ho vissuto un’emozione forte e sincera al gol di Aguero che al 94′ ha dato il titolo della Premier al City di Mancini, dal 1980 il mio compagno di strada per elezione. Ho sempre pensato che Mancio fosse (sia) uno dei più grandi uomini di calcio degli ultimi cinquant’anni. Se ne stanno convincendo anche gli inglesi.

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