Altro che sviluppo del calcio femminile!
Per la prima volta nella storia recente, cioé da quando la disciplina è stata inglobata nella Lega Nazionale Dilettanti, stiamo assistendo ad una contrapposizione tra istituzioni che certamente non produrrà nulla di buono.

La storia, nota agli addetti ai lavori, è sintetizzabile in poche righe. La Corte d’Appello federale, annullando la delibera del commissario straordinario Roberto Fabbricini, che aveva stabilito il passaggio del calcio femminile dalla Lnd alla gestione diretta della Federazione, ha creato il caos.

Tutte le società di serie A e B hanno deciso di fermarsi. E con loro le calciatrici, gli allenatori, le allenatrici, i dirigenti di un intero movimento. In pratica una serrata, anche se il termine non piacerà né in Lega, né in Federazione.
Fronte compatto, obiettivo dichiarato: o si torna sotto l’egida della Federcalcio, con i due campionati maggiori affidati ad un’apposita Divisione, oppure non parte nulla, né i campionati, né la Coppa Italia.

Da parte sua, la Lega Nazionale Dilettanti sembra voler andare al muro contro muro ufficializzando i calendari e programmando la finale di Supercoppa tra Juventus e Fiorentina. C’è già una data (il 25 agosto), un orario (20.15) e una sede (lo stadio Picco di La Spezia). Ma probabilmente, anzi sicuramente, se non ci sarà un’inversione di tendenza, mancheranno le squadre che, in questo modo, faranno saltare anche la diretta televisiva su Raisport.

Il rischio del grande strappo può portare a scenari inimmaginabili fino a qualche settimana fa. Se, da una parte, il movimento non vuole la Lega Dilettanti come gestore dell’attività perché teme il ridimensionamento dopo una fase di investimenti e cambiamenti profondi, dall’altra è chiaro come la “diserzione” delle competizioni si ponga fuori dalle regole e dalle norme.
L’unica speranza è che il pronunciamento del Collegio di garanzia del Coni sia rapido e, soprattutto, favorevole al volere delle società. Altrimenti delle due l’una: o sparirà, almeno per questa stagione, il calcio femminile in Italia, oppure il fronte si rompe e, magari, assisteremo a campionati a dieci squadre (o meno), destinati a frustrare l’impegno delle società professionistiche maschili (Juve, Fiorentina, Milan, Roma) che a quel punto potrebbero anche ritirarsi.

In tempi passati, una vicenda di questo tipo avrebbe generato la nascita di una Federazione autonoma, ma adesso non si può più perché il femminile non solo è riconosciuto e autorizzato da Fifa e Uefa attraverso le federazioni nazionali, ma contempla anche la Champions League che mobilita squadre e risorse.

Sinceramente non so se quella appena descritta sia una situazione tipicamente italiana (in Europa certamente sì), so però cosa ha mosso il ricorso di Cosimo Sibilia alla Corte d’Appello Federale: l’esercizio del potere. Ovvero il controllo di un mondo, trascurato per anni, che adesso può portare frutti sia in termini economici che di consenso.

Il paradosso, statuto alla mano, è che la Lega Nazionale Dilettanti è un organo periferico che dipende dalla Federazione, ma che ad essa si ribella come se le fosse sottratto un diritto. Certo, il commissario Roberto Fabbricini, ha colpe che avevo già evidenziato nel pezzo pubblicato da  Calciomercato. com il 28 luglio (“Fabbricini e Costacurta hanno fallito”). Agire d’imperio, senza cioé un confronto politico (parlo di politica sportiva, ma anche di rapporti di educazione e cortesia), è stato un atto che ha indispettito Sibilia e movimentato il fronte delle componenti che vogliono la fine del commissariamento con elezioni immediate. Insomma la questione femminile è stata (ed è) ancora un grande pretesto che, però, rischia di paralizzare un movimento.

Tutto ciò proprio nella stagione sportiva 2018/2019 che porterà al Mondiale, per il quale la Nazionale si è già qualificata. A proposito, a settembre, riprendono le gare ufficiali anche dell’Italia. Cosa faranno le azzurre? Risponderanno presente alla Figc, da cui dipende il Club Italia, o proseguiranno nello sciopero? Se così fosse (ma non credo) c’è il rischio di finire escluse dalla Coppa del Mondo. Una figuraccia internazionale.