130
"Il mercato purtroppo è stato molto triste e molto esiguo, la squadra per questo è in difficoltà. La società sa di cosa c'è bisogno perché l'ho sempre detto, ha messo a disposizione un budget importante ma sono arrivati tanti giovani che non sono ancora pronti. La rosa, così com'è, difficilmente può essere competitiva su più fronti: se le aspettative sono quelle di ripetere le due annate precedenti, forse ci vuole un allenatore più bravo": parole e musica di un adirato e quasi inconsolabile Gian Piero Gasperini, allenatore dell'Atalanta, in data 14 agosto, a due giorni dal ritorno del terzo turno di Europa League contro l'Hapoel Haifa.

"Dite sempre che questa è la rosa più forte nella storia dell'Atalanta, però si gioca in undici, sicuramente 26 non si possono schierare e faccio anche fatica ad allenarli. Cosa volete che dica? Che giochiamo per la Champions? Datemi voi gli obiettivi. Se poi la rosa è così forte vorrà dire rimpiangere il fatto che giochi uno e non l'altro, diventare un problema, un modo perfetto per spaccare il gruppo. Non sono abituato ad allenare 26 giocatori. Questo è il modo di presentare il campionato a Bergamo. Giocheremo al massimo ogni partita e poi direte perché gioca questo o gioca quello. Oppure sul modulo, sulle tre punte: nel rimpallino io non c'entro ed è già partito da un bel po'. Giocherò con 11/14 giocatori, per regolamento non ne posso mettere di più. Gli allenamenti 14 contro 14 non li posso fare": parole e musica dello stesso tecnico sopra citato, in data 30 agosto, dopo l'eliminazione nei playoff di Europa League ad opera del Copenaghen.

Contestare Gasperini dopo quello che ha fatto nelle ultime due stagioni sulla panchina dell'Atalanta è impossibile, a prescindere dai 30 tiri senza gol tra andata a Reggio Emilia e ritorno in Danimarca in questo sfortunato dentro/fuori che è costato l'Europa alla Dea: quel che è certo è che questa volta il bravo allenatore di Grugliasco ha paradossalmente perso un po' la bussola in conferenza stampa. Prima il lamento inaspettato e inattesto dalla proprietà su un mercato che fino a quel punto aveva comunque portato a Bergamo calciatori del calibro di Duvan Zapata e Pasalic, senza contare poi Emiliano Rigoni che sarebbe arrivato di lì a poco proprio in seguito alla sfuriata del tecnico.

Poi, a distanza di quindici giorni e dopo una prima parte di stagione comunque molto positiva, con i 4 punti racimolati in casa contro il Frosinone e a Roma contro la squadra di Di Francesco (dove comunque era in vantaggio per 3-1), l'indomita furia contro i giornalisti, con l'ammissione di non essere in grado di gestire e neppure di allenare una rosa composta da 26 giocatori. Duplice punto nevralgico, per l'allenatore ex Genoa, uno dei migliori in Italia quando si tratta di conferire un'idea di gioco alla propria squadra, ma ancora acerbo, a questo punto forse a prescindere dall'età, quando bisogna presentarsi davanti ai microfoni dopo un fallimento o gestire l'abbondanza di scelte, come confermano anche le parole dell'agente di Cornelius, partito oggi per Bordeaux e inspiegabilmente schierato nella grigia serata di ieri. Insomma, un physique du role che probabilmente gli preclude l'approdo in una big del nostro campionato e che gli è costato il buco nell'acqua sulla panchina dell'Inter.

Insomma, per l'ennesima volta Gasp è caduto sul più bello: adesso smetta di lamentarsi e raggiunga di nuovo l'Europa con la sua Atalanta. Che quando si parla di giocare a pallone, non è seconda a nessuno. 

@AleDigio89