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Il più giovane della compagnia ha tutti i crismi dell'astro nascente. Bravo Mandorlini a centellinarne l'inserimento e, magari, adesso anche cucirgli addosso il Verona in un certo modo: dapprima entrato in punta di piedi, Juan Manuel Iturbe non passa inosservato. E adesso chi lo toglie più di squadra? Ogni discorso di natura tattica che sembrava contemplare anche il 3-5-2 ora subisce una grossa sterzata. I paragoni, per uno di questa età, rientrano nell'ordine naturale delle cose.

Se è vero che a bocce ferme si ragiona meglio, la ripresa del campionato non potrà che consegnarli un carico di responsabilità a suonare come bel banco di prova. Ruolo similare, ma decisamente un altro tipo di giocatore, rispetto ad un ex gialloblu per metà argentino che si ricorda nel recente passato: Mauro German Camoranesi, che peraltro è soltanto uno di quelli transistati da Verona e poi divenuti campioni del mondo. L'accostamento è tra due in grado di seminare sconquassi nel tridente offensivo. Qualità in dosi industriali per Iturbe, questo è il plusvalore. E ora il vero dilemma è se arretrarlo sulla trequarti, come col Livorno, oppure buttarlo avanti.

Cambia poco, per quelli come lui. Lo si è atteso a ragion veduta, convinti che il bello dovesse ancora venire. E probabilmente anche all'Hellas non importa granchè se Iturbe in gialloblu non ha futuro: le cifre dell'eventuale riscatto parlano da sole. Intanto però c'è una squadra che anche grazie alla sua impronta sogna ad occhi aperti, appostata a ridosso della prima fila. Difficile schiodarla da lì, finchè si continuerà a girare a mille.