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29 maggio 2011: l'Inter batte 3-1 il Palermo in finale di Coppa Italia. Vincendo quello che, a oggi, è ancora l'ultimo titolo in bacheca. Con sigillo di Milito dopo la doppietta segnata da Eto'o, presente domenica sera a San Siro in occasione della sofferta vittoria contro l'Empoli che è valsa la qualificazione alla prossima Champions League. Nell'ultima panchina di Luciano Spalletti, che non sarà confermato dopo aver centrato l'obiettivo in entrambe le ultime due stagioni. 

Al suo posto arriverà Antonio Conte, con lo scopo di riportare al successo la squadra. Reduce da due quarti posti, non da due settimi posti in classifica come la Juventus nel 2011. Condotta subito allo scudetto, scucito al Milan di Allegri. Una squadra con due assi del calibro di Ibrahimovic e Thiago Silva, ma nemmeno lontanamente paragonabile alla Juve di oggi, un'armata invincibile in Italia come dimostrano gli ultimi otto campionati vinti di fila. 

Conte da solo non basta. Zhang e Marotta devono mettergli a disposizione una rosa competitiva con una campagna acquisti all'altezza. Ieri il consiglio d'amministrazione dell'Inter ha approvato il bilancio trimestrale al 31 marzo 2019. I cui risultati finanziari saranno annunciati domani pomeriggio ed erano già stati visionati dall'Uefa, che ha promosso i conti del club nerazzurro, ormai uscito dal Settlement Agreement firmato quattro anni fa da Thohir per il fair-play finanziario. 

L'obiettivo è evitare un intero decennio senza titoli. Rispetto a otto anni fa, è rimasto un unico calciatore: Ranocchia, che Conte conosce bene avendolo già allenato ai tempi di Arezzo e Bari. Sarà un'alternativa ai tre difensori centrali titolari Skriniar, de Vrij e Godin. Quest'ultimo è il primo acquisto già effettuato in vista della prossima stagione. Ne arriveranno almeno altri quattro o cinque: un laterale, due centrocampisti centrali e uno o due attaccanti a seconda del futuro di Icardi. Sempre sul mercato, a conferma del fatto che il suo problema non era solo Spalletti.