Sto cercando di non farmi prendere dal panico per la questione successore di Ranieri. “E’ solo il 1 giugno”, mi dico, “Non è (ancora) il caso di diventare impaziente”. Certo, tutto intorno il mercato dei tecnici impazza. Sembra un po’ di partecipare al gioco della sedia, quello che facevamo da bambini, correndo in cerchio a tempo di musica mentre le maestre, pian piano, eliminavano un posto dopo l’altro. L’ultimo a rimanere in piedi perdeva, mi auguro non sia il caso dei blucerchiati. Voglio sperare ci sia una linea guida, un’idea su cui indirizzarsi, anche se tutto questo parlare di sangue, lacrime ed elmetti qualche brivido lo lascia. E no, non è la febbre da vaccino. 

Quindi, impegniamo il tempo in maniera costruttiva con una e una sola domanda: qual è l’allenatore giusto per la Sampdoria? La questione se lo pongono più o meno tutti i tifosi blucerchiati, specialmente nell’ultimo periodo. L’addio di Sir Claudio, l’improvviso valzer di panchine scatenatosi e le numerose incognite, assembrate come nuvoloni neri sull’orizzonte degli eventi della società genovese, alimentano la discussione. Anzi, fungono da innesco incendiario. Di punti interrogativi in vista ce ne sono moltissimi, nonostante qualcuno si sforzi di minimizzare impiegando ampie spruzzate di un palliativo chiamato ‘nono posto’.

Prima regola del fight club dei candidati a guida della Sampdoria: devono costare poco. Questo aspetto credo elimini in automatico parecchi petali alla rosa. Dei nomi fatti sino ad oggi mi avrebbe intrigato Mazzarri - forse il migliore, considerando le prospettive blucerchiate - e Italiano, ma temo che per entrambi l’ostacolo economico sia particolarmente impervio. Il tecnico di San Vincenzo, come ultimo stipendio al Torino, aveva quasi 2 milioni netti a stagione. Dopo l’esperienza in granata si è preso una pausa, reinventandosi imprenditore nel ramo del turismo di lusso, e all’ultimo abboccamento durante la stagione appena conclusa, con la Fiorentina, pare avesse risposto avanzando richieste decisamente importanti (le trovate QUI, nel pezzo a firma di Alberto Polverosi). Con simili obiettivi, la panchina della Samp pare un miraggio. Italiano, in seguito alla doppia impresa con lo Spezia, è in rampa di lancio. Lo vedrei benissimo a Sassuolo, l’estate scorsa ha rifiutato il Genoa chiarendo di voler lavorare in Liguria soltanto i bianconeri, e credo avrebbe tutto da perdere nell’accettare una proposta da un club con maggiori pressioni, ma un contorno di campo confuso e nebuloso. In più, c’è la questione buonuscita. Mi pare complicato.

In effetti, un aspetto spesso sottovalutato nel prendere in considerazione le alternative per la panchina è tutto ciò che circonda la società blucerchiata. La difficoltà economica, la poca chiarezza programmatica e tutto l’assortimento di fatti più o meno noti già di per sé spingeranno gli eventuali mister ad una riflessione. In più, le dichiarazioni di Ranieri sull’assenza di un progetto e la mancanza di condizioni per continuare pesano come macigni. Pensate che le frasi di un professionista rispettato ed esperto come Sir Claudio passino inosservate ai colleghi di Serie A, più o meno emergenti? Io non credo. I candidati immagino pretenderanno rassicurazioni solide, prima di imbarcarsi in situazioni potenzialmente spinose e complesse.

Il caso Giampaolo ritengo meriti un paragrafo a parte. L’uomo di Giulianova potrebbe, in valore potenziale, rivelarsi la scelta ideale. Costicchia, ma la sensazione è che si possa trovare una quadra per tale aspetto. A Genova ha fatto bene, e per piacere non ricominciamo con le morbose banalità assortite sul suo conto da parte dei detrattori, le abbiamo lette centomila volte e sono palesemente false, ripeterle all’infinito non le renderà vere. Conosce la Serie A, valorizza i giocatori, insomma, ha un sacco di pregi. Però onestamente mettendomi nei suoi panni non so se accetterei. Esigerei garanzie di un certo tipo, un progetto e tempo a disposizione. Ha necessità di rilanciarsi e di non sbagliare scelta. Forse sarebbe più rapido cercare altrove tali elementi, e lo scrivo a malincuore. Ma non merita una nuova storiografia tendenziose alla prima difficoltà.
A questo punto, chi resta? Gli esordienti Zanetti e Dionisi per qualcuno sono un azzardo. Posso capirlo, anche se non penso che il valore delle idee e delle capacità dipenda  da quanti campionati si sono disputati in Serie A, altrimenti Carletto Mazzone vincerebbe lo scudetto da tre-quattro anni. Credo che, nel caso dei tecnici di Empoli e Venezia, incida l’aspetto ambientale. E’ molto, molto difficile vedere un allenatore neopromosso desideroso di abbandonare la piazza in cui è venerato e con cui ha guadagnato il Paradiso, dopo l’inferno di un campionato di B, per un salto in avanti di carriera non estremo. Dionisi in particolare mi stuzzicherebbe molto: l’Empoli girava a memoria, con una qualità altissima di gioco e di palleggio, vederla riproposta a Genova sarebbe fantastico. Eppure ho il sospetto non succederà. 

Notate quindi che la margherita si assottiglia ancora. Chi rimane? Volti in cerca di una panchina, come D’Aversa o Iachini, o altri traballanti, tipo Gotti ad Udine. Dovessi scegliere tra i tre, propenderei forse per un ritorno a casa dell’ex di turno. La Fiorentina si è salvata, ma con quella rosa non era propriamente impossibile. Il buon Beppe è economico e si adatta al materiale a sua disposizione. Dal punto di vista societario, perfetto. Avrei un altro nome da tenermi buono, ossia quello di Leonardo Semplici, ma immagino alla fine non lascerà Cagliari. Non escluderei però la possibilità di una trattativa sotterranea e sottotraccia per un allenatore sino ad oggi magari mai preso in considerazione, i colpi ad effetto piacciono parecchio al Viperetta, specialmente quelli in grado di rabbonire la piazza quando è in subbuglio.

La certezza, comunque, è che mai come per il 2021-2022 ci sarà bisogno e urgenza di un allenatore in grado di capire da subito il materiale a sua disposizione. Serve qualcuno abile ad interpretare e comprendere subito gli elementi a disposizione nella rosa, capace di dare da subito un quadro ben preciso alla formazione e al suo assetto, senza perdere tempo. Va fatto prima della fine della musica, augurandosi che in piedi resti qualcun altro.

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