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Amarezza, tristezza, delusione. Chiamatela un po’ come volete, scegliete il termine che preferite, o aggiungetene altri. E’ lo stesso. Individuate voi la parola più adatta a disegnare il vostro stato d’animo. Io sono stanco. Sono provato da una stagione interminabile, da un’unica agonia trascinata da agosto ad oggi. Il Sampmania sarà breve, ripensare alla partita di ieri, la domenica di Pasqua, è davvero l’ultima cosa che desidero. Voglio concentrarmi sul sugo di pesce e sui calamari ripieni, senza pensare ad altro almeno sino a lunedì. L’uscita con la Salernitana è stata forse la peggior prestazione dell’anno, di sicuro è stata la più dolorosa. Sembra ci sia persino chi gode delle disgrazie della propria squadra. Io, invece, avverto solo una profonda insofferenza. 

Non ci sono neppure attenuanti da ricercare, o scusanti varie evidenziabili. Quando l’ultima in classifica ti rifila due cazzotti in sei minuti, e per i restanti novanta tu praticamente non riesci ad infilare neppure un’azione pericolosa e organizzata, c’è poco da dire e ancor meno da scrivere. Della Sampdoria del 16 aprile non salvi nulla. L’atteggiamento in campo, un singolo giocatore, la malasorte, un tentativo di reazione: niente di tutto ciò. Rimane solo guardare, prendere atto della situazione e fare gli scongiuri del caso. La china è brutta, il sassolino ha iniziato a rotolare giù per il pendio, e il rischio di vederlo tramutato in una slavina di lapilli e roccia è tangibile.

I tifosi chiedono a calciatori e tecnico una risposta, ma sono molto scettico in merito alla realistica possibilità di assistere ad un moto di orgoglio. La sfida in cui tirare fuori risorse e coraggio non è la prossima, era la scorsa. Se una risposta non c’è stata con la Salernitana, dubito fortemente di poterla vedere in futuro. Ieri ho commentato un pomeriggio terribile: calciatori incapaci di effettuare passaggi a due metri di distanza, in difficoltà pure nei controlli più elementari, privi di un qualsivoglia costrutto a livello di gioco, posizionamenti e trame. Sampdoria-Salernitana è stata una Caporetto. Stop, non ho altro da aggiungere.

Anzi, in realtà una cosa da scrivere c’è. Non bisognerebbe neppure farlo, dovrebbe essere scontato e fuori discussione ma, nel magico mondo Samp della seconda decade degli anni duemila, di lapalissiano non esiste nulla. Lo devo buttare fuori ‘sto pensiero. Quindi, meglio esplicitare una riflessione che andrebbe tenuta sempre bene a mente, specialmente quando tentano di distorcere la vostra percezione della realtà. Lasciate stare Marco Lanna. Non azzardatevi neppure ad accostarlo nella stessa frase a chi lo ha preceduto, non provate nemmeno a mistificare i fatti, proponendo paragoni vergognosi. Non ho mai visto nessuno così sciocco da prendersela con il medico che sta tentando di rianimare il paziente terminale, piuttosto che con il pirata della strada che, ubriaco, lo ha investito.
Se la Sampdoria oggi è un deserto, un cimitero degli elefanti a cielo aperto, il tizio che sta provando a salvarla prima di vederla esalare l’ultimo respiro non c’entra nulla. Se la Sampdoria è in tale condizione, lo deve a dieci anni di gestione scellerata e raffazzonata, culminata negli ultimi tre-quattro anni con un disastro programmatico senza precedenti. Tutte le decisioni prese dal 12 giugno del 2014 (ma potremmo partire anche da un paio di anni prima, almeno dal 2010) erano volte e studiate in maniera accurata e scientifica per arrivare al momento attuale. Se la situazione è questa, se la Samp retrocederà, l’intera responsabilità andrà addossata a chi ha sistematicamente, intenzionalmente e ripetutamente intrapreso le scelte sbagliate al momento sbagliato, impoverendo, martoriando e umiliando un bene che oggi quasi non c’è più. Andrà ascritta a chi ha riempito la rosa di giocatori inadatti, sul viale del tramonto o sopravvalutati, creando voragini nei bilanci e ritenendo di poter fare, con supponente protervia, calcio senza una lira. Il tutto nel connivente silenzio o, nel peggiore dei casi, nel disgustoso lecchinaggio di giullari e menestrelli vari. 

E’ giusto e legittimo prendersela con Giampaolo e/o con i giocatori. Chiedere loro conto è sacrosanto. Però soffermarsi sui moduli, su questo o quell’allenatore o su questo o quel giocatore è quanto di più riduttivo si possa pensare. Lo scempio di Sampdoria-Salernitana, intesa come simbolo di un campionato, attribuiamolo a chi ha attivamente contribuito a costruire, mattoncino dopo mattoncino, un simile cataclisma. Molti di loro, anzi, sono ancora in società, e hanno pure cercato di farci ingollare la loro presenza, chiamando il fango ‘Nutella’, chiedendoci magari di sorridere mentre ci obbligavano a trangugiarlo. E di certo, non mi riferisco a Marco Lanna.

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