Parlare di mercato oggi non è facile. Parlare di mercato, oggi, sembra persino irrispettoso. Ho evitato accuratamente di scrivere una singola riga sul 14 agosto di Genova, perché onestamente non avrei saputo cosa dire. Non avevo le parole, non le trovavo e fidatevi, non mi succede quasi mai. La sessione estiva si è chiusa, ma tutto ha un po’ meno valore. Chi se ne frega di una punta che arriva o salta, a chi interessa se il difensore è più o meno forte. E meno male che domenica non si giocherà. Leggo dibattiti sulla legittimità di questa decisione, beh, a Genova il dibattito nemmeno esiste. Allo stadio non ci sarebbe andato nessuno, né noi né i cugini. Non ce ne importava proprio nulla. Grazie anche a Ferrero, per essersi impuntato sul rinvio. Ha espresso quello che era il sentimento comune. Proviamo a ripartire, a dare una parvenza di normalità a quello che normale non è nemmeno un po’: mi sforzerò di trattare il calcio e la Sampdoria come ho sempre fatto, come se fosse una questione prioritaria. Ma oggi, almeno per questo Sampmania, sappiate che per me non è così. 

Quest’estate è successo di tutto. E’ stata la sessione dei colpi chiusi e scivolati via dalle mani, delle trattative eterne e non concretizzate. E’ vero, se lavori a giocatori di un certo calibro logicamente la concorrenza è agguerrita, ed è quindi lecito aspettarsi alcuni voltafaccia improvvisi. Per la Samp però questi casi che per definizione dovrebbero essere straordinari iniziano anche a diventare un po’ troppi: Ilicic l’anno scorso, Jandrei, Berisha, La Gumina, Majer, Obiang e Zaza in questi mesi. C’è qualcosa su cui riflettere. Eppure è stato anche il primo mercato in cui la Sampdoria ha sacrificato all’altare del bilancio soltanto due pezzi pregiati, Torreira e Zapata, spendendo più di quanto incassato. E questa, secondo me, è una buona notizia. Peccato per il ‘repulisti’ dei senatori, da Viviano a Silvestre. Poteva essere il campionato giusto per partire con un gruppo solido e affiatato, ma evidentemente quella di fare piazza pulita è stata una richiesta ben precisa. Sono convinto inoltre che il mercato si sia basato per quanto possibile sulle linee guida tracciate dell’allenatore, nonostante qualche scricchiolio sul finale con la dirigenza. Un altro punto a favore del lavoro doriano. Il giudizio sull’operato blucerchiato però a mio modo di vedere va scisso tra i nomi e le tempistiche. Sino alle 20 dell’ultimo giorno utile, il voto rimaneva in sospeso: gli innesti in extremis, come sempre, hanno cambiato le carte in tavola.
 
L'operato della Samp è macchiato una grave pecca iniziale: quella di temporeggiare troppo prima di chiudere il sostituto di Torreira. Corte Lambruschini ha dato l’impressione di aver cambiato idea troppe volte: prima sembrava diretta verso un giocatore esperto e affidabile, con un investimento oneroso. Poi ha virato su Obiang, ma la simultanea operazione Vieira – sono ben felice di un investimento simile su un ragazzo giovane e di prospettiva – ha obbligato Ferrero e soci ad un cambio di rotta. Avrebbe avuto senso spendere altri 10 milioni in quel ruolo? Sotto l’aspetto finanziario, probabilmente no. Al di là dei tentennamenti del West Ham, credo che alla Samp sia convenuto dal punto di vista imprenditoriale acquistare Ekdal spendendo molto meno, preservando il capitale Vieira. Per quanto riguarda il versante sportivo è un altro paio di maniche. Ma la logica economica conduceva a questa soluzione.

Il cambio in porta è il simbolo di una nuova filosofia. Fuori Viviano, che continuo a giudicare un buon portiere, dentro un giovane in rampa di lancio come Audero. La difesa ritengo si sia rinforzata: ha perso un leader come Silvestre, ma ha guadagnato Colley (impressionante dal vivo alla sua ‘prima’ al Ferraris) e un giocatore esperto e affidabile come Tonelli. Da valutare Tavares a sinistra, mentre era fondamentale trattenere Bereszynski. E non era neppure scontato riuscirci. Anche a centrocampo la Samp la vedo competitiva. Forse la mediana è meno forte nei tre titolari rispetto alla formazione 2017/2018, ma più completa. Detto di Torreira, letteralmente insostituibile, adesso Giampaolo ha a disposizione più varianti con l’innesto di Jankto, che garantirà la profondità e l’imbucata, abilità di cui spesso abbiamo avvertito la mancanza nel campionato scorso. Non avrei scommesso un euro sulla permanenza di Praet, che con Linetty e Barreto completa il pacchetto di mezz’ali. C’è qualità, parecchia, e quantità. In attesa di scoprire il ‘nostro’ Ronaldo. 

L’attacco invece è una grande incognita rossa. Certo, Defrel può garantire al mister quello strappo in velocità che era appannaggio di Muriel due anni fa e che nella scorsa stagione in rosa nessuno aveva, ma mancano numericamente i gol al reparto. Quagliarella non è eterno, Kownacki sembra ancora leggermente acerbo, e Defrel non è mai stato un bomber. Ciò potrebbe portare dei problemi alla Samp sul lungo periodo. La sensazione predominante è che il Doria si sia ritrovato all'ultimo secondo con il cerino in mano, costretto ad acquistare 'tanto per'. Ferrero doveva prendere un centravanti, ma in giro sul mercato a poche ore dal gong non ce n'erano di disponibili. Peccato, perchè con Zaza sarebbe stato davvero un bell’assortimento. I blucerchiati invece si sono assicurati Saponara, che va ad aggiungersi all'elenco di calciatori a disposizione in un ruolo già coperto. L'ex Fiorentina è un bel giocatore, ma non serviva alla Samp. Il suo approdo a Genova consentirà a Caprari di riportarsi in attacco, ma la ritengo una scelta controproducente.

E’ una Sampdoria, questa, che mi trasmette un messaggio ben preciso: sa di incompiuto, di organico aggiustato all'ultimo. C'erano tante belle premesse, tante scommesse interessanti, ma alla fine è mancata l'ultima pennellata, quella che avrebbe potuto dare un senso al progetto. Non sono così negativo quanto altri tifosi, ma la Samp è come un compito in classe curato e ben fatto sino alle ultime due domande. L'alunno non ha risposto perchè gli è mancato il tempo. Magari avrebbe anche saputo cosa scrivere, ma non ce l'ha fatta fisicamente. Le tempistiche, si sa, cozzano con le dinamiche del mercato, e pure un po’ con le attitudini dei dirigenti della Samp. Peccato. Con le idee chiare sin dall’inizio,  sarebbe stata una campagna acquisti intrigante. Ora viene la parte più difficile. Bisogna dire chiaramente cosa vuol fare la Samp da grande. So che Giampaolo è allergico ai discorsi relativi ai traguardi da raggiungere, ma per crescere bisogna avere il coraggio di dichiarare apertamente degli obiettivi. La paura di non raggiungerli è il peggior freno possibile, perchè va a braccetto con la mancanza di entusiasmo ed ambizione. Una condizione che è molto, molto peggio rispetto a uno o due giocatori sfumati.