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La rivincita di Roberto De Zerbi. L'ottavo posto conquistato in questa stagione è uno spartiacque nella carriera del tecnico bresciano: da una parte culmine di un percorso tanto preciso quanto interessante, dall'altra punto di partenza per un futuro roseo e intrigante. Perché il suo Sassuolo non si limita a ottenere buoni risultati. Lo fa giocando. Bene, molto bene. Il club neroverde si è guadagnato quello che Ivan Juric, allenatore del Verona, ha ribattezzato 'lo scudeto dei poveri': l'ottavo posto, il primo alle spalle delle big Juve, Inter, Atalanta, Lazio, Roma, Milan e Napoli, vale l'etichetta di leader delle provinciali e l'ultimo slot tra le teste di serie della Coppa Italia. 

BEL GIOCO - Ma non è tutto. La stagione conclusa lascia in eredità una squadra in grado di sfatare un tabù: in Italia si può vincere con il bel gioco. Ci ha provato il Milan, affidandosi al maestro Marco Giampaolo: tanti errori e poca pazienza hanno fatto naufragare ben presto il progetto. Ci ha provato il Genoa, puntando sull'estetica del calcio di Andreazzoli, esonerato dopo otto giornate. Ci ha provato la Juve, che ha optato per un vero e proprio cambio di filosofia: il risultato finale non è cambiato, ma il bel gioco non si è (ancora) visto. De Zerbi, invece, ha riscattato l'esonero di Palermo e la retrocessione con il Benevento, migliorando l'undicesimo posto ottenuto lo scorso anno in Emilia. Non è un caso, allora, che a maggio sia arrivata una chiamata da Barcellona per partecipare a un seminario e tenere una lezione ai tecnici dell'Academy blaugrana.
I NUMERI - Divertimento, velocità, verticalizzazioni, qualità e tecnica: ingredienti base di una squadra che fa dell'equilibrio la sua forza. Ecco perché non stridono i 63 gol subiti, controparte di un attacco in grado di produrre ben 69 gol, il 6° miglior reparto dell'intero campionato. Merito di Ciccio Caputo, conferma e certezza da 21 gol in stagione, a cui si aggiungono la vivacità di Boga (11 gol), il talento di Berardi (14) e la frizzantezza di Djuricic (5). E poi il netto miglioramento di Locatelli, i giovani Haraslin e Raspadori, l'esperienza di Consigli, Peluso e Magnanelli. Tutti importanti, nessuno fondamentale. Perché il Sassuolo è una macchina perfetta basata sull'ingranaggio e non (solo) sugli strumenti: un coro che vanta il terzo miglior possesso palla, l'86,8% di precisione dei passaggi, il 5° posto nella classifica degli assist ma l'ultimo in quello dei cross e dei gol di testa. È il calcio di De Zerbi è così: palla a terra e giocate veloci. Ricetta perfetta per un Sassuolo vincente.