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Il secondo tempo del derby ha parlato chiaro: per essere realmente pericoloso e compensare i problemi di equilibrio in fase difensivo, il Milan non può rinunciare alla presenza di due punte in campo contemporaneamente. Con l'ingresso di Cutrone, la squadra di Montella ha guadagnato in profondità, liberando un André Silva che per caratteristiche ama partire da più lontano e che nella prima parte di gara ha sofferto tantissimo la solitudine tra Miranda e Skriniar e l'assenza di rifornimenti. Non è un caso che l'unica opportunità da gol capitata sui piedi del portoghese (palo prima del tocco in fuorigioco di Musacchio) sia arrivata con la versione più osé del Milan, con Suso e Bonaventura liberati dalla prigione tattica del 3-5-2.

IL PROBLEMA DEL GOL - Anche dopo la sconfitta con l'Inter, la terza consecutiva e la quarta nelle prime 8 giornate di campionato, Montella ha confermato la volontà di insistere sul modulo che avrebbe dovuto regalare maggiori certezze al reparto difensivo, ma ha finito per rimetterci dal punto di vista della produzione offensiva. Da Milan-Udinese, match successivo alla debacle con la Lazio che coincide con l'accantonamento del 4-3-3, i rossoneri hanno segnato 6 gol, 2 dei quali su rigore con la Spal e rimanendo a secco per due match di fila con Samp e Roma, faticando più del dovuto a produrre conclusioni nello specchio di porta. E anche nel derby la ripresa all'assalto è stato frutto più di una reazione di nervi che di un'identità di gioco e di azioni combinate studiate in allenamento.

STA TORNANDO KALINIC - Appurato che Suso da seconda punta è un talento sprecato e che André Silva non ha le caratteristiche del centravanti boa, una situazione che è stata colpevolmente sottovalutata in sede di campagna acquisti, in vista dell'imminente ritorno sulla scena di Kalinic (oggi si è allenato parzialmente in gruppo), l'attacco a due punte diventa una soluzione obbligata per un Milan che balla dietro ma che fatica maledettamente anche a calciare verso la porta avversaria.