Per fare chiarezza sul caso Sneijder-Inter, Calciomercato.com ha intervistato l'avvocato Mattia Grassani, esperto in diritto sportivo.


La società ha il diritto di non farlo giocare fino a quando non accetterà di 'spalmarsi' l'ingaggio?
"La scelta dei giocatori da convocare in occasione delle gare ufficiali spetta esclusivamente alla società è non è sindacabile dall’atleta, il quale si deve attenere alle decisioni del Club. Il principio che porta avanti Sneijder, ovvero di mobbing, non mi pare fondato".

Il sindacato FifPro richiama l'attenzione di Fifa e Uefa. Cosa rischia l'Inter?
"Si tratta, a mio avviso, di un atto dovuto, a tutela degli interessi generali del sistema calcio. Il rapporto è interno alla FIGC, regolato da norme collettive e organi di risoluzione delle controversie nazionali, non ci sono caratteri di internazionalità, a parte la cittadinanza olandese del giocatore, quindi non vedo come Uefa e Fifa possano intervenire in una simile vicenda".

Si parla di mobbing, ma il giocatore si allena regolarmente con la prima squadra: come si può dimostrare che la sua esclusione dalle partite non sia dovuta a una scelta tecnica dell'allenatore?
"L’onere della prova incombe sul giocatore e deve essere fornita in maniera molto rigorosa. Prima di parlare di mobbing, bisogna essere cauti, altrimenti si rischia di fare disinformazione e giustizia spicciola. Il mobbing è una cosa molto seria, deve consistere in discriminazioni, umiliazioni, disparità di trattamento e altro ancora che, allo stato, ad una prima disamina, non mi sembrano  compresenti nel caso di specie".

Alla luce degli ultimi avvenimenti, il divieto al giocatore di utilizzare il social network Twitter si può leggere come una sorta di censura preventiva da parte dell'Inter?
"La società investe centinaia di milioni di euro per valorizzare il bene più prezioso iscritto a bilancio, costituito dal proprio parco giocatori. Prescrizioni, cautelative e prudenziali, ovviamente non a tempo indeterminato, quali quella di non utilizzare social network per diffondere informazioni o stati d’animo interni allo spogliatoio, legati all’esercizio dell’attività lavorativa, rientrano nel diritto della società di tutelare il patrimonio ed evitare speculazioni e strumentalizzazioni. Il calcio, che piaccia o meno, è diventato uno dei mestieri di impresa più difficili da esercitare oggi, con una pressione mediatica senza eguali, ragion per cui fedeltà, riservatezza e rispetto delle direttive aziendali costituiscono valori fondamentali".

C'è il rischio che la vicenda possa concludersi con uno svincolo come successe con Pandev alla Lazio nel 2009? Vede analogie o differenze tra questi due casi?
"I due casi sono completamente differenti. Non mi sembra ci siano analogie. Pandev non si allenava mai con il resto dei compagni della prima squadra, svolgeva sedute in campi a dimensioni ridotte agli ordini di allenatori diversi da quelli titolari della guida tecnica e non aveva rapporti con lo staff che seguiva i titolari. Per l’olandese non succede nulla di tutto questo".

Sneijder (attualmente sotto contratto fino al 2015) potrebbe liberarsi a fine stagione sfruttando l'articolo 17?
"Per rispondere a questa domanda occorrerebbe conoscere nel dettaglio la posizione contrattuale del giocatore: in linea generale, il giocatore che entro il ventottesimo anno di età stipula un contratto di durata superiore a tre stagioni, dopo la terza, quindi, per Sneijder a partire dal 1 luglio 2013, esce dal periodo protetto e, previo pagamento di un indennizzo, può liberarsi senza conseguenze disciplinari dal Club di appartenenza. Così come, ai sensi dell’art. 15 del Regolamento sullo status del giocatore della FIFA, se non dovesse giocare il 10% delle partite ufficiali della corrente stagione sportiva, potrebbe invocare la giusta causa di risoluzione del rapporto".

Il sindacato FifPro ha posto l'accento anche sulla situazione di Llorente: sono a maggiore rischio di mobbing i giocatori che non intendono rinnovare il contratto in scadenza e quindi si possono svincolare a parametro zero a fine stagione?
"E’ una storia vecchia come il calcio, nata certamente non oggi, quando di mezzo ci sono campioni e nazionali. Occorre, però, tenere presente che le dinamiche contrattuali ed i rapporti di forza variano nel corso di vigenza di un contratto. Se il calciatore realizza molti gol e gioca bene, il rinnovo e l’aumento del compenso sono pressoché scontati, se, invece, intervengono momenti di appannamento, costi troppo alti o il giocatore non rientra più nei piani tecnici, si apre la crisi e la fisiologia cede il passo alla patologia".