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Non erano fenomeni dopo la vittoria di Torino, non sono diventati brocchi dopo il k.o. interno con il Venezia. Non può che partire da questa considerazione, tanto banale quanto veritiera, l’analisi della sconfitta incassata dall’Empoli al ritorno in campo dopo la sosta per le nazionali. Di attenuanti ce ne sono poche, anzi, a dir la verità non ce n’è manco una, perché da una squadra che esce dallo Stadium con i tre punti (fatto piuttosto raro nonostante la Vecchia Signora stia affrontando la più grave crisi degli ultimi 10 anni) era lecito aspettarsi di più. Invece sono arrivati due per non dire tre passi indietro dal parte del gruppo azzurro, nell’approccio alla gara, nella prestazione e nella gestione delle difficoltà. Il Venezia di Paolo Zanetti, ormai da considerare una sorta di Nightmare dalle parti del Castellani (negli ultimi tre incontri tra A e B il suo Venezia ha strappato ai toscani la bellezza di 7 punti), ha vinto con merito una partita che ha portato sin dai primi minuti sui binari a lei più congeniali. Pressing alto, ottima copertura del campo, marcatura asfissiante e preventiva sugli uomini incaricati di costruire la manovra azzurra (Ricci e Bajrami), le armi con cui il Venezia ha impostato la sua partita e costruito la trappola perfetta per ingabbiare l’Empoli. È bastato un disimpegno sbagliato e una marcatura distratta ai lagunari per trovare la via della rete e sbloccare l’incontro dopo appena 13 minuti.
La reazione azzurra non c’è stata, anzi, sono stati ancora gli ospiti a sfiorare in due occasioni (per non dire tre) il colpo del ko. Dell'Empoli nel primo tempo non c’è stata traccia, così nella ripresa Andreazzoli è corso ai ripari stravolgendo tatticamente l’assetto della sua squadra: fuori Bandinelli e dentro Di Francesco, con l’ex Spal e Bajrami incaricati agire larghi ai fianchi di Mancuso e Cutrone. Una mossa che però non ha sortito gli effetti desiderati; anzi, a indovinare il cambio per mettere il punto esclamativo sul successo è stato Zanetti: al nigeriano Okereke infatti è bastata una corsa per squarciare la difesa azzurra e beffare per la seconda volta Vicario. Nel finale l’Empoli ci ha provato più con la forza della disperazione che con le idee, riuscendo ad accorciare le distanze con un rigore sacrosanto assegnato a un minuto dalla fine. Una sconfitta pesante, pesantissima se si considera che si trattava di uno scontro diretto, che all’atto pratico annulla i tre punti conquistati a Torino. Andreazzoli, senza dubbio inconsciamente, ha forse sottovalutato l'impegno, non preparando a dovere i suoi alla partita che avrebbe fatto il Venezia (come detto capace l’anno scorso di lasciare un solo punto ai toscani) e non riuscendo ad attuare le giuste contromisure per cambiare il corso degli eventi. In difesa l’Empoli ha qualcosa in meno di tante squadra del campionato, per cui deve far in modo di non mettere in condizione gli avversari di alzare la pressione favorendo gli errori individuali dei suoi interpreti difensivi. Come Andreazzoli ha detto durante la conferenza della vigilia, “si impara molto di più dalle sconfitte che dalle vittorie”: adesso tocca a lui e ai suoi ragazzi dimostrare che il percorso di crescita può riprendere già a partire da domenica prossima contro la Samp dell’ex Ciccio Caputo.