Sgombriamo il campo da polemiche nemmeno di serie B, ma da bar, purtroppo ormai senza briscola e biliardo (sostituiti da radio, televisioni, media multimediali…) che ingigantiscono ogni particolare e perdono di vista il sostanziale. 
La sostanza è che la Juventus ha vinto con merito il suo settimo scudetto consecutivo, accoppiandolo con la Coppa Italia. Orsato non c’entra nulla, come gli arbitri in generale. Basta passare in rassegna tutte le partite (vedi anche la rubrica di Calciomercato.com dedicata agli errori pro o contro ogni squadra) per vedere come la somma dei torti perpetrati o subiti veda i bianconeri in debito e non in credito con le decisioni arbitrali.
 
Detto questo, ci sia permesso di rispondere al coro unanime delle lodi e dei peana con qualche nota di controcanto. Dei sette campionati vinti di fila, questo è quello in cui la Juve ha convinto di meno e in cui la ragioneria ha avuto la meglio su qualsiasi altra espressione di gioco. Ci sono state partite in cui gli attuali campioni d’Italia hanno fatto un tiro in porta (col Napoli in casa), altre in cui in superiorità numerica ( con la Roma) si è assistita ad un’ estenuante “melina”, come si diceva una volta. Poche volte la Juve ha davvero vinto e convinto. In Europa ha nuovamente fallito e anche in questo caso è inutile tirare in ballo gli arbitri, a meno di non applicare due pesi e due misure. Per aver vinto un campionato, desta una certa impressione il fatto che i voti delle pagelle ai giocatori siano tendenzialmente indirizzati verso il basso, con la sola eccezione di Buffon, che si merita il 10, ma “alla carriera”. Personalmente avrei dato un voto in meno a Pjanic, centrocampista dalla corrente alternata, geniale, ma distratto, capace d’illuminazioni, ma incline ad errori madornali. 
 
Il voto più alto, alla fine, l’ha rimediato Allegri per aver portato in porto un barca talvolta incerta, mai troppo si cura di se stessa.
Più che il seminatore d’oro dovrebbero dargli il righello di platino per l’acribia calcolatrice con cui ha plasmato una squadra votata al contenimento.
 
Certo anche il Napoli non è stato scevro da un eccesso di calcoli. Ma calcoli sbagliati. Incantati dal calcio garibaldino di Sarri, ci siamo dimenticati che l’aver puntato tutto sul campionato, fallendo subito in Champions e uscendo in modo indecoroso in Europa League e Coppa Italia, ha prodotto un rischio enorme, col risultato di un pugno di mosche. Meglio tacere sulle esternazioni di ADL, che non sa tenere a bada le proprie frustrazioni.
 
Un eccesso di rabbia e frustrazione anche in chi ha vinto. La Juve dovrebbe tralasciare critiche e osservazioni per lo più frutto o, appunto, di estenuanti frustrazioni oppure di un vero e proprio mestiere. Cioè l’antijuventinismo che è in grado di costruire parvenze di professionalità e d’identità. Senza la Juve da odiare molti perderebbero un mestiere. Ma la frase di Chiellini “guardateci festeggiare” fa purtroppo il pari col gesto dei soldi a Madrid. In entrambi i differenti casi (saper perdere o saper vincere) è il sapere che fa difetto. Così come le dichiarazioni tra il confuso e l’infantile di Buffon dopo la sconfitta col Real.
 
La Juve dovrebbe avere l’abitudine a sentirsi assediata e criticata perché chi vince molto spesso è odiato, spesso è invidiato. Non ti curar di loro, ma guarda e passa. Però un po’ lo stress di un campionato mai giocato a livelli eccelsi, un po’la voglia di reagire a polemiche per altro svilenti, hanno fatto abbassare l’altezza del volo.
 
Certo resta sempre la consolazione di vedere qualcuno che in volo non riesce nemmeno ad alzarsi, come il Presidente del Napoli.