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Lo scudetto dell'Inter è storico per tanti motivi. Perché interrompe un dominio mai visto della nemica Juve, durato nove anni. Perché riporta i nerazzurri là dove non arrivavano dai tempi dell'epico Triplete di Moratti e Mourinho. Perché giunge in un momento drammatico per il mondo e quindi anche per il calcio (in futuro probabilmente diremo che è stato lo scudetto del Covid, tra le altre cose).

È intrigante anche il fatto che a conquistarlo siano stati due "fuoriusciti" dalla Juve stessa, Conte e Marotta: nel 2012 portarono a Torino il primo scudetto post-Calciopoli, se ne sono andati in modo burrascoso in momenti diversi, adesso si godono questa straordinaria vendetta (anche se loro non ammetteranno mai di viverla così). È la conferma della loro capacità di essere vincenti, uno in panchina e l'altro nell'organizzazione della società. Due professionisti straordinari.
Il rischio, in questa fase di celebrazioni, è che scivolino in secondo piano i principali artefici di questo trionfo: gli Zhang. Conte è stato abilissimo anche dal punto di vista comunicativo a trasformare lo scudetto in un'impresa soprattutto sua, quasi lo avesse vinto allenando tre brocchi incontrati per strada. Chiaramente non è cosi: l'Inter è una squadra di supercampioni che il tecnico ha saputo valorizzare e sfruttare, ma che sono arrivati a Milano grazie ai soldi, alle ambizioni e alla programmazione della famiglia cinese. Da Lukaku a Barella, da Hakimi a Eriksen, è stato Zhang a investire per rendere grande l'Inter. Ed è stato sempre lui a puntare su Marotta non appena fatto fuori dalla Juve e a accettare di dare 12 milioni l'anno a Conte per portarlo in nerazzurro. Le difficoltà economiche che ha avuto in questa stagione, in gran parte dovute al governo del suo Paese, lo hanno trasformato agli occhi di molti in una specie di peso per l'Inter, mentre è soprattutto grazie a lui se oggi i tifosi nerazzurri sono tornati a godere. È il primo grande campionato europeo vinto da un club di proprietà cinese. Potrebbe essere l'ultimo, ma almeno riconosciamo a Zhang il merito di avercela fatta.

@steagresti