207
Fuori dalla Champions, senza nemmeno la consolazione di scivolare in Europa League come l’anno scorso, e da martedì sera fuori anche dalla coppa Italia. Ora più che mai lo scudetto diventa un traguardo obbligato, per l’Inter in generale e per Antonio Conte in particolare. Ancora tre mesi e poi sapremo la verità, perché in una corsa a tappe come il campionato è (quasi) impossibile contestare il verdetto finale.

Ma al di là di quello che succederà in campo, il prossimo trimestre sarà ancora più importante per capire il futuro della società nerazzurra e di conseguenza dei quadri dirigenziali, della squadra, dell’allenatore e dei giocatori.

Beppe Marotta
, nel suo ruolo di amministratore delegato e primo interlocutore della famiglia Zhang, proprietaria del gruppo Suning e quindi dell’Inter, fa bene a ripetere che le vicende societarie non condizionano il rendimento della squadra. L’esperienza, però, insegna che i passaggi di proprietà, a maggior ragione tra proprietà straniere, incidono eccome sui risultati del presente e ancora di più su quelli del futuro.

A prescindere dal piazzamento finale dell’Inter in campionato, è giusto programmare per tempo un piano di potenziamento della squadra, per rilanciarla a tutti i livelli, soprattutto europei. E allora, visto che il gruppo Suning è intenzionato a cedere il pacchetto di maggioranza del club, o almeno una parte delle quote, non per mancanza di interesse ma per il divieto del governo cinese di esportare altri capitali all’estero, per il bene dell’Inter bisogna sperare che il nuovo assetto societario prenda forma in tempi brevi, non oltre la fine di maggio, quando si concluderà il campionato e si dovrà pensare alla campagna acquisti.
Ogni cambio di proprietà, infatti, comporta inevitabilmente anche cambi ai vertici dirigenziali e tecnici e non a caso Marotta e Conte sono arrivati quando il gruppo Suning è diventato proprietario del club, dopo la gestione di Thohir. Cambiare dirigenti e staff tecnico a stagione iniziata sarebbe rischiosissimo, per cui più il tempo passa più si complica l’inevitabile ristrutturazione del club a ogni livello.

Trovare un nuovo allenatore, visto che il futuro di Conte è sempre più incerto, non sarà facile se mancherà il tempo necessario per scegliere il sostituto ideale. Ma anche trovare nuovi dirigenti, se non si vogliono confermare quelli attuali, non sarebbe semplice. E nel caso dell’Inter, che comunque è arrivata seconda la stagione scorsa sia in campionato sia in Europa League, sarebbe un peccato perdere tempo, perché basterebbe poco per il definitivo salto di qualità.

Per rendere l’idea di quanto siano delicati i cambiamenti ai vertici dei club, ricordiamo il caso clamoroso dell’arrivo di Berlusconi al Milan. La trattativa, avviata a fine dicembre 1985, fu conclusa ufficialmente il 20 febbraio 1986 in pieno campionato quindi, in tempo per esonerare Liedholm, sostituito da Capello che riuscì a portare la squadra allo spareggio, vinto, per entrare in coppa Uefa. Nonostante la passione e il grande impegno finanziario di Berlusconi, il Milan nel primo campionato intero sotto la sua gestione finì però soltanto al quinto posto.E per rimanere all’Inter, passata da Thohir a Zhang, l’ultimo successo nerazzurro risale alla gestione Moratti, quando dieci anni fa Zanetti e compagni sollevarono la coppa Italia, con Leonardo in panchina, vinta contro il Palermo.

Ecco perché bisogna augurarsi che arrivino finalmente nuovi soci di maggioranza con passione e solidità economica, non più di passaggio, possibilmente il più presto possibile. Tanto meglio se prima del sospirato scudetto, perché poi ci sarebbe più tempo ricostruire una grande Inter. In campo e in società.