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La Juve ha conquistato il suo nono scudetto consecutivo e viene celebrato come un trionfo. Comprensibile, perché è facile e quasi automatico applaudire i vincitori. Ma anche sbagliato, perché in questo titolo non c’è molto di straordinario. C’è la lunghezza della serie di successi, questo sì: il club bianconero si avvicina al decennio di dominio incontrastato, un percorso che nessuno avrebbe mai immaginato. E ci sono i campioni: Ronaldo e Dybala su tutti, ma anche De Ligt.

Il resto no, non è trionfale. Non lo è l’impatto di Sarri in un club così prestigioso, perché non ha portato nulla di nuovo, a parte qualche parola maleducata usata in mezzo a ogni discorso pubblico. Non lo è il gioco che questa squadra ha espresso, perché quasi mai ci siamo davvero divertiti a vedere la Juve se non grazie ai colpi dei suoi splendidi campioni. E non lo sono nemmeno i numeri: i bianconeri non hanno disintegrato la concorrenza come spesso accadeva in passato, non hanno mostrato una difesa solida come d’abitudine (è di gran lunga la peggiore di questi nove anni), si sono fatti rimontare troppe volte.
La verità è che la Juve ha vinto lo scudetto d’inerzia, perché troppo migliore degli avversari. I quali sono colpevoli, non avendo sfruttato un’occasione clamorosa per strappare lo scudetto ai bianconeri, o almeno per contenderlo a Sarri fino all’ultimo. Ma la Lazio è crollata dopo il Covid, l’Atalanta aveva perso troppo terreno prima della sospensione, soprattutto l’Inter è stata per tutta la stagione un’eterna incompiuta. Così, per la Juve, vincere è troppo facile.

@steagresti