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L’intenzione del Milan di ingaggiare Tare come direttore sportivo - di cui vi abbiamo dato notizia per primi ormai quasi un mese fa con un articolo a firma di Daniele Longo - racconta molto di ciò che sarà il club rossonero nel futuro immediato. Sarà una società che cercherà giocatori, preferibilmente giovani, a un costo non eccessivo, con l’intenzione di rivenderli per realizzare un utile. Una macchina da soldi, insomma, o - come di dice - da plusvalenze: compro a dieci, vendo a venti o a quaranta, il bilancio ne trae un vantaggio. Se poi vinco qualcosa, bene; altrimenti, pazienza.


Tare è un professionista preparatissimo, sia chiaro. Lo dimostra quanto ha fatto alla Lazio. Ha visto le sembianze del campione, o dell’ottimo giocatore, in elementi semisconosciuti o sottovalutati, da Felipe Anderson a Correa passando per Keita, Biglia, Luis Alberto e (soprattutto) Milinkovic-Savic. E ha capito che calciatori apparentemente sfioriti potevano dare ancora moltissimo, come Leiva o Immobile. Ha anche sbagliato più di un acquisto, ovviamente, altrimenti non si tratterebbe di un direttore sportivo ma di un mago, però il bilancio è decisamente positivo.


Anche grazie al suo lavoro la Lazio ha ottenuto risultati eccezionali, arrivando a vincere due coppe nelle ultime due stagioni, unica società di serie A ad avere tolto trofei alla Juve. Lotito, che lo ha inventato direttore sportivo e lo ha legato a sé con un contratto fino al 2022, non ha intenzione di perderlo: convincere il presidente a mollare Igli sarà difficilissimo. Dove lo trova un altro che gli permette di realizzare colpi di mercato del genere?


Il Milan ha individuato in Tare l’uomo giusto proprio per questo: perché potrà aiutare la società a ottenere buoni risultati e a realizzare ingenti plusvalenze. Non c’è niente di disdicevole in tutto questo, né di disonorevole. Per chi però è abituato a immaginare il Milan come una delle società più vincenti del mondo (e lo è, basta vedere le sette Champions custodite nella sala dei trofei) l’effetto è piuttosto strano. Il club che competeva in Italia con la Juve e nel mondo con il Real Madrid, adesso ha in progetto di diventare una specie di Lazio. Una Lazio un po’ più ambiziosa, forse. Ma nemmeno troppo.

@steagresti