Sono passati meno di due mesi, eppure sembra un'eternità. Il giorno di Santo Stefano il Milan pareggia 0-0 in casa del Frosinone, un risultato che mette Gattuso in una posizione scomoda. L'esonero è una possibilità concreta, Leonardo e Maldini si confrontano, parlano con Gazidis e decidono di dargli un'altra chance, contro la Spal, nell'ultima sfida dell'anno. Un match da dentro o fuori, vittoria o addio. I rossoneri soffrono, ma portano a casa tre punti fondamentali, salvando la panchina di Rino e trovando una svolta che cambia il senso della stagione. Da quel momento il Milan vince cinque partite su otto, tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa, con una sola sconfitta, a Gedda contro la Juve, riprendendosi il quarto posto, necessario per giocare la prossima Champions League. Gattuso ritrova gioco, risultati e sorriso, necessari per guardare con ottimismo al futuro e per scacciare, una volta per tutte, il fantasma di Conte.

CONTATTI CON CONTE, MA... - Al di là delle smentite di rito l'ex allenatore di Juventus e Chelsea era il candidato numero uno per sedersi sulla panchina del Milan. Più di Wenger, Donadoni, Guidolin o Jardim, tutti nomi accostati ai colori rossoneri, senza grande convinzione. Leonardo aveva già sondato il terreno, senza affondare, il cambio di rotta di Gattuso ha interrotto sul nascere ogni tipo di trattativa. Ora Conte non è più nei piani di Elliott (lo è invece in quelli di Suning, al posto di Spalletti), il quale però non ha in agenda incontri per il rinnovo della sua guida tecnica. NON E' IL MOMENTO - Non è una questione di stima, ma di tempistiche. Gattuso deve portare il Milan in Champions League, non è il momento di premiarlo. Ci sarà modo e tempo per sedersi intorno a un tavolo per discutere, la fretta non è mai buona consigliera. Rino ha un contratto in scadenza nel 2021, a 2 milioni di euro netti a stagione, lui stesso sa che il Milan va guadagnato giorno dopo giorno. Se continuerà così il prolungamento sarà solo una diretta conseguenza.